|
Sanità, a Bergamo una scuola europea
l'Eco di Bergamo
15/02/2005
Se vuole entrare nel Servizio Sanitario Nazionale, un laureato in medicina deve in linea
generale avere una specializzazione, che oggi dura 5 anni.
Per questa ragione essere ammesso ad una delle tante scuole di specializzazione universitarie
diventa una necessità per ottenere un posto di lavoro stabile.
Tuttavia le scuole di specializzazione hanno un numero chiuso, spesso piccolo e non sempre
premiante il merito.
Con tutte le eccezioni del caso molti specializzandi in realtà non raggiungono una loro
competenza ed autonomia professionale perché vengono adibiti alle attività di routine del loro
reparto.
Così la circolazione degli specializzandi nei grandi ospedali di provincia dove potrebbero
essere confrontati con la medicina di tutti i giorni, è relativamente scarsa.
A coloro che non vengono ammessi alle scuole di specializzazione rimane solo la possibilità
di emigrare verso un altro paese europeo visto che oggi gli “specializzati” possono operare in
qualsiasi paese della Unione Europea.
Oggi è stato firmato a Bergamo un importante accordo quadro fra la prestigiosa Università di
Maastricht, l'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, gli Ospedali Riuniti con la
partecipazione della Università.
L'accordo firmato prevede fra l'altro la possibilità di realizzare a Bergamo una
specializzazione che verrà riconosciuta dall'Università di Maastricht, perché programmi di
apprendimento e di lavoro verranno concordati insieme.
In altre parole un laureato in medicina
- potrà essere ammesso a Bergamo alla scuola di specializzazione di Maastricht;
- svolgerà la sua attività clinica in uno o più reparti degli Ospedali Riuniti o del Centro di
Ricerche Cliniche per le malattie rare Aldo e Cele Daccò;
- realizzerà i suoi programmi di ricerca presso i laboratori del Mario Negri al Conventino e
speriamo molto presto al Kilometro Rosso;
- completerà le sue conoscenze legislative ed organizzative all'Università di Bergamo.
Si tratta di una nuova forma di collaborazione fra istituzioni che operano a Bergamo.
La collaborazione inizierà già nel 2005 con un primo programma pilota di specializzazione in
nefrologia ed altre si aggiungeranno man mano si metteranno a punto i programmi.
La portata di questo accordo è notevole perché permetterà a Bergamo di continuare ad
espandere le sue potenzialità formative in campo scientifico, divenendo sede di varie scuole di
specializzazione che potranno essere frequentate anche da giovani stranieri;
infatti non è escluso che giovani laureati all'Università di Maastricht trovino interessante
venire a Bergamo per ottenere una specializzazione.
Il futuro di una città è dato dalla sua capacità di sviluppare cultura che aumenti le
conoscenze, ma abbia anche possibilità applicative.
Non basta costruire nuove strutture industriali, realizzare infrastrutture del terziario o
parchi tecnologici se non si anima il tutto attraverso l'offerta di formazione avanzata inserita in
programmi di ricerca a beneficio dei giovani più promettenti, ma anche a continuo sostegno di
medici e ricercatori per tutto il periodo professionale.
In questo senso va ricordato che l'accordo non si limita solo alle specializzazioni, ma
comprende anche un fitto programma di scambi di ricercatori nonché comuni progetti di ricerca e
stage di giovani studenti che aumenteranno certamente i numerosi rapporti già esistenti fra
l'Università di Maastricht e l'Istituto Mario Negri.
Le specializzazioni mediche accompagnano un'altra attività formativa già in atto a Milano e a
Bergamo grazie all'accordo esistente con la Open University di Londra, la più grande Università
inglese, che permette all'Istituto Mario Negri di concedere il titolo di PhD a chi sviluppa
innovazione nel campo della ricerca biomedica.
Anche in questo caso giovani laureati in qualsiasi disciplina scientifica, lavorando per 3-4
anni intorno ad un progetto di ricerca e dimostrando di aumentare i confini delle conoscenze,
possano ottenere un titolo valido in tutto il mondo per la professione di ricercatore.
Infine va sottolineato che l'accordo con la Università di Maastricht è un primo passo per
porre termine ad un monopolio universitario italiano nella concessione di titoli professionali ed
accademici.
Per la prima volta istituzioni non appartenenti alle scuole italiane di medicina potranno,
grazie alla nuova dimensione europea, mettere a disposizione dei giovani specializzazioni e PhD in
medicina, titoli che potranno essere utilizzati in Italia e nel mondo.
L'augurio è che altre istituzioni non universitarie possano in Italia seguire questa linea,
creando accordi con Università europee: ne deriverà una sana concorrenza che gioverà a tutti.
Silvio Garattini
|