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Se la ricerca non è uno spot
Corriere della Sera, Lombardia
08/04/2005
Questa volta la Regione Lombardia sembra proprio voler ascoltare i ricercatori (chi ci governa
dovrebbe sapere dove sono questi ricercatori, incontrarli, vedere i loro Istituti. È lì dove si
devono spendere i soldi, che fra l'altro vanno dati direttamente ai ricercatori).
E così ha nominato un coordinatore per ricerca biomedica e innovazione.
Sarà Adriano De Maio.
Dovrà cercare di capire cosa c'è di buono in Lombardia, fare in modo che fra ricercatori ci
sia più interesse a lavorare insieme (in rete, come si dice oggi), e stabilire dove è meglio
indirizzare le risorse.
Il professor De Maio ha già indicato qualche area (nuovi materiali, ingegneria dei tessuti,
genomica e proteomica, con un occhio di riguardo alle neuroscienze).
Ma queste cose si fanno con le persone.
E allora la Lombardia deve prima saper attirare bravi ricercatori dal resto dell'Italia, ma
anche dall'Europa, dagli Stati Uniti, dall'Asia.
E non è detto che l'idea giusta sia quella di far tornare i cervelli in ‘fuga' (quelli
potrebbero restare dove sono, anche perché accolgono sempre nei loro laboratori studenti italiani,
e questo per noi è una grande occasione di formazione).
Poi ci vogliono i soldi, ma se sono informato bene, all'incontro d'avvio del progetto è stato
detto che soldi non ce ne sono.
Se è così, la bella iniziativa della Regione potrebbe avere un impatto modesto sui risultati
della ricerca.
I soldi però, se si vuole, si trovano. La Lombardia nella prossima legislatura potrebbe
investire in ricerca quello che risparmierà, se vorrà farlo, chiudendo i piccoli ospedali.
Si potrebbe anche pensare ad agevolazioni fiscali (oggi non è così, un esempio: l'Istituto
Mario Negri nel 2003 ha ricevuto dallo Stato, a fronte di ricerche realizzate, contributi per 2
milioni e 800 mila euro, ma ha versato allo Stato - sempre nel 2003 - quasi 3 milioni e 200 mila
euro, di tasse).
C'è una proposta - è del Gruppo 2003 - dare alla ricerca l'8 per mille dell'IRPEF (serve una
legge dello Stato, ma la Lombardia può farsi portavoce).
Ammesso di trovare i soldi, cosa andrebbe privilegiato? Soprattutto la formazione.
In Italia, su mille lavoratori ci sono solo 2,7 ricercatori (in Belgio sono 6.9, in Germania
6.4, in Gran Bretagna 5.6, in Spagna 3.7).
E si dovrebbe investire nelle grandi apparecchiature.
La competizione tra Europa e Stati Uniti si gioca anche sulle grandi apparecchiature, che
sono costosissime.
La Lombardia potrebbe mettere a disposizione grandi apparecchiature collocandole negli
istituti dove ci sono competenze per farle funzionare, con l'impegno che siano a disposizione di
tutti.
Si potrebbe creare un ‘network' di istituti, disponibili ad accogliere progetti che la
Regione vorrà lanciare.
Il modo migliore per avviare collaborazioni fra ricercatori è farli partecipare a progetti di
ricerca, purché ci siano:
- i soldi per realizzarli;
- poca burocrazia.
Tutto però andrebbe fatto in un'ottica quanto meno europea. Qualcuno si sta chiedendo se
l'Europa sia già irrimediabilmente in ritardo (su Stati Uniti e Giappone, e forse Cina).
Si sta pensando a un Consiglio europeo per la Ricerca che aiuti i centri migliori a emergere.
Ma serve una politica della ricerca che vada al di là degli interessi di ciascuno.
È in questa direzione che andrebbero indirizzati gli sforzi, anche quelli della
Lombardia.
Giuseppe Remuzzi
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