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Staminali dall'embrione riparano il cuore
Corriere della Sera
12/10/2005
Che il cuore (“infranto”, come succede qualche volta dopo un infarto) si possa riparare con le
cellule staminali è verosimile. È questione di tempo. Ma con quali cellule? Staminali adulte? Si è
provato, con l’idea che potessero trasformarsi in cellule del cuore.
Ma le staminali adulte non si trasformano in cellule del cuore, e nel cuore durano poco. In
qualche caso si fondono con le cellule del cuore. Ma nessuno sa cosa succede nel tempo.
Perché allora non provare con le embrionali? È quello che hanno fatto Claudine Ménard e altri
ricercatori francesi (il lavoro è sul Lancet di questi giorni). Qualche volta dopo l'infarto le
cellule del cuore perdono la capacità di contrarsi, e il sangue ristagna nel cuore: è quello che i
medici chiamano scompenso di cuore. Quanti ne soffrono? 10 milioni solo in Europa, 1 milione in
Italia. I ricercatori francesi hanno visto che cellule embrionali di topo trapiantate nel cuore di
pecore con l'infarto riparano l'area danneggiata, e la funzione del cuore migliora. Questo migliora
la funzione del cuore.
Qualcuno obietterà che le cellule embrionali tendono a formare tumori. Non è stato così forse
perché erano cellule di topo trapiantate in un'altra specie. Proprio per questo, si dirà, queste
cellule, prima o poi verranno rigettate. No, non c'è stato nessun rigetto. Le cellule embrionali
trapiantate nel cuore, pian piano perdevano la loro natura e cominciavano a battere proprio come le
cellule del cuore. Il lavoro dei francesi conferma che le cellule embrionali possono essere usate
per riparare il cuore, più e meglio di quanto si sia riusciti a fare finora con le cellule adulte
che hanno fra l’altro dei problemi, ci sono stati casi di trombosi e anche di turbe del ritmo
cardiaco.
Insomma, a riparare il cuore con le cellule adulte si corre qualche rischio. Servono altri
studi (negli animali s'intende). Come quelli fatti da ricercatori dell'Università Johns Hopkins di
Baltimora che hanno iniettato nel cuore di maiale certe cellule staminali - adulte - prese dal
midollo osseo (i medici le chiamano cellule mesenchimali). Questo è bastato per prevenire lo
scompenso.
Questi ricercatori hanno annunciato che useranno queste stesse cellule per curare l'infarto
dell’uomo. Prima e dopo l'infusione di cellule (che avverrà in una vena periferica, e le cellule
troveranno da sole la strada del cuore) si faranno studi di risonanza magnetica. Serviranno a
capire se davvero queste cellule riparano il cuore e lo aiutano a contrarsi.
Ma allora, embrionali o adulte? Per stabilire se le cellule staminali adulte siano peggio o
meglio, di quelle embrionali l'unico modo è compararle fra loro, cosa che finora non è mai stata
fatta. Serve in una parola poter lavorare con cellule embrionali. Che non è creare embrioni in
laboratorio, ma utilizzare gli embrioni che ci sono già, e che se no vengono buttati. Si può anche
usare il sistema dei ricercatori coreani che partendo dalle cellule della cute hanno ottenuto linee
cellulari trasferendo il nucleo delle cellule della pelle in un ovocita (non fertilizzato
beninteso), che prima era stato privato del suo nucleo.
Problemi etici? A me non pare ce ne debbano essere. L’ovulo non è fertilizzato. ‘Contiene, si
dirà, materiale genetico’. Sì, come tutte le nostre cellule. Come le cellule del rene e del fegato.
E ci sono donatori, viventi, di fegato e rene che lo fanno per curare un loro caro. E perché non
donare un ovulo, il giorno che sarà dimostrato che può curare la malattia di tuo padre o di tuo
figlio? Ci saranno polemiche, ma, man mano che le conoscenze avanzano, si assopiranno.
Se un giorno davvero il cuore dell'uomo potrà essere riparato con le cellule staminali se ne
avvantaggeranno prima gli ammalati dei paesi più lungimiranti (nell'avere buone leggi e nell'aver
investito in tempo in ricerca). Gli ammalati con lo scompenso di cuore, dall'Italia andranno a
farsi curare lì, quelli ricchi. Dopo un po' queste cure ci saranno anche da noi. Nel frattempo
qualche ammalato che avrebbe potuto guarire morirà. È già successo, tanti anni fa, col vaccino per
la poliomielite, e si sarebbe potuto evitare.
Giuseppe Remuzzi
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