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Il vaccino non basta, corsa ai nuovi farmaci
Corriere della Sera
18/08/2005
Autunno 1918: il mondo sta per uscire dalla Grande Guerra e negli Stati Uniti circola una storia
che, credo, sia vera.
“Quattro donne giocavano a bridge, la sera tardi: il mattino dopo tre di loro erano morte”,
di influenza (che, fra il 1918 e il 1919, ha fatto forse 70 milioni di morti, più della guerra).
Potrebbe succedere ancora? Pare proprio di sì.
Un'epidemia di influenza che arriverà, non si sa quando, ma arriverà, potrebbe uccidere
milioni di persone.
Partirà dal Sud-Est dell'Asia dove c'è un virus che ha fatto strage di polli e infettato già
100 persone, e più di 50 sono morte.
Fra loro, una bambina di 11 anni che giocava, e ha perfino dormito vicino a dei polli.
Forse è lei che ha trasmesso la malattia alla mamma, morta anche lei senza avere avuto
contatto coi polli.
Non basta ancora per essere sicuri che quel virus possa passare da uomo a uomo.
Ma se il virus dei polli dovesse ricombinarsi con quello dell'influenza dell'uomo, allora
l'epidemia sarebbe inevitabile.
C'è un vaccino? Sì, e funziona, e anche nell'uomo.
Ma il virus, passando dai polli all'uomo, potrebbe cambiare le sue caratteristiche e allora
bisognerà farne un altro, e per produrlo servono mesi.
Può succedere insomma, che col vaccino non si arrivi in tempo.
E ci sono problemi tecnici che industria e Governo degli Stati Uniti stanno cercando insieme
di risolvere
Per adesso altri Governi non hanno progetti chiari sul vaccino (qualcosa si sta facendo, a
dire il vero, in Giappone e in Francia, all'Istituto Pasteur) e quello che si sta facendo in
America (le due agenzie più importanti del Governo insieme hanno stanziato 538 milioni di dollari
solo nel 2005 per prepararsi all'epidemia di influenza) non basta a risolvere i problemi di tutti .
Insomma sul vaccino, anche se c'è e funziona, si può contare fino a un certo punto.
Bisognerebbe almeno poter frenare la diffusione del virus, all'inizio, così da dar tempo a
chi preparerà il vaccino di poterlo fare, e farne abbastanza.
Un'idea ci sarebbe: provare con i farmaci antivirali, e farlo prima che uno si ammali,
proprio come si fa in quelli che vanno, in certe zone dell'Africa, per evitare che prendano la
malaria.
Oggi, per via della ricerca sull'AIDS, di farmaci antivirali ce ne sono.
Quelli che serviranno per l'influenza fanno parte della classe degli inibitori delle
neuroaminidasi, uno si chiama Oseltamivir, un altro, forse ancora più potente e con meno effetti
collaterali, Zanamivir.
I governi di Hong Kong, Tailandia, Singapore, Malesia e Corea se ne sono già procurate molte
confezioni, scrive oggi il dottor Tsang dell'Università di Hong Kong sul Lancet: bisognerebbe che
il farmaco fosse disponibile per tutti quelli che verranno a contatto con persone infette.
In questi giorni due lavori pubblicati uno su Nature e uno su Science fanno vedere con
diversi modelli matematici come limitare i danni dell'influenza.
Sono simulazioni: in un caso una popolazione immaginaria di 500.000 persone che lavora e si
muove nelle zone rurali del Sud-Est dell'Asia, nell'altro 85 milioni di persone che vivono in
Tailandia e nelle regioni vicine.
Gli studiosi hanno provato a immaginare come si diffonderà il virus in queste popolazioni e
cosa potrebbe succedere se tutte le persone che possono avere contatti con qualcuno con l'influenza
venissero trattate con i farmaci antivirali.
Certo, vuol dire avere abbastanza farmaco antivirale, e ci sono molte altre variabili, ma
secondo chi ha ideato questi modelli, si potrebbero salvare milioni di persone.
Qualcuno è critico.
Nel 2003, un solo ammalato di SARS ospite di un albergo di Hong Kong ha scatenato, da solo,
un'epidemia di proporzioni mondiali, questo certo nessun modello matematico l'avrebbe predetto.
Ma a dispetto degli scettici, l'Inghilterra si sta procurando 15 milioni di dosi di
Oseltamivir per un trattamento di 5 giorni, e questo solo per le esigenze degli inglesi.
Altri paesi faranno probabilmente lo stesso.
È importante che lo facciano presto e che l'OMS coordini questi interventi (qualcosa si sta
facendo, ma per adesso è tutto molto teorico).
Intanto l'influenza dei polli ha già ucciso 61 persone, 42 solo in Vietnam.
Nel 1918, ai tempi della “spagnola” (spagnola perché in Spagna ha ucciso 8 milioni di persone
in un mese) s'era fatta un'alleanza tra scienza e società.
“Le nuove tecnologie – scrivevano i giornali di allora – salveranno il mondo”.
Ed è ancora così.
Mai come oggi, forse, le sorti del mondo dipendono dagli scienziati.
E dalla loro capacità di trovare farmaci nuovi.
E di renderli disponibili per chi ne ha bisogno, per tempo.
Giuseppe Remuzzi
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