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Cavie umane etica e limiti

Corriere della Sera - Lombardia


06/04/2006

Ogni anno, sempre più persone (sane, certi sono anche anziani) di Milano, di Como e di Varese vanno in Svizzera per uno-due giorni. Qualcuno lo fa più di una volta all' anno. Vanno per sperimentare – su sè stessi - nuovi farmaci.
Chi lo fa in genere ha problemi economici, e questa attività è remunerata abbastanza bene. Ma provare i nuovi farmaci sull'uomo, prima di metterli in commercio, è proprio necessario?
Assolutamente sì.

E ancora prima è necessario sperimentare sugli animali. Su dieci molecole nuove, da cui parte l'industria con l'obiettivo di arrivare a un farmaco, nove si perdono per strada, quasi sempre, perché hanno effetti negativi.
Solo una arriva a poter essere sperimentata nell'uomo, e non è nemmeno detto che sarà un farmaco.
Gli studi sui volontari sani possono fare emergere problemi che negli animali, certe volte, non si vedono.

Ed è storia recente.
Agli inizi di marzo a Londra sei ragazzi sono finiti in terapia intensiva in gravissime condizioni, si erano prestati a sperimentare un farmaco, mai usato prima nell'uomo, che avrebbe dovuto curare l'artrite reumatoide e certe leucemie.
Dove si fa molta sperimentazione sull'uomo (Svizzera, Inghilterra e Stati Uniti per esempio) sono soprattutto studenti di medicina che partecipano alle sperimentazioni cliniche.
Sono giovani, sono sani, sono abituati all'ospedale e alle regole della sperimentazione di farmaci.

I soldi gli consentono di fare fronte alle spese dell'Università. Kate Mandeville che ha raccontato la sua esperienza sul British Medical Journal di questi giorni ha fatto 16 studi durante il suo corso di medicina.
Per 500 sterline ha fatto anche 3 broncoscopie, è stata male 3 settimane.
Chissà, forse 500 sterline sono poche per stare male per così tanto tempo. Nel caso di Londra, è stato fatto tutto bene? Pare di no.

Forse non si è sperimentato abbastanza, forse si sarebbe dovuto partire da un volontario solo, con dosi più basse, eventualmente da aumentare progressivamente invece che partire contemporaneamente con tante persone.
Forse per questo prodotto gli studi nel topo non bastavano, bisognava studiare altri animali prima di arrivare all'uomo. Ma questi studi costano, e gli animalisti protestano.
È per questo che l'industria, qualche volta, salta i passaggi.
Ma non si può avere tutto: se vogliamo farmaci nuovi per curare malattie gravi e gravissime la sperimentazione va fatta bene.

All'uomo ci si deve arrivare, presto o tardi, ma prima va fatto tutto quello che serve negli animali e bisogna usare tutti gli animali che servono. Scorciatoie non ce ne sono.
Gli studenti di Londra su cui è stato sperimentato il farmaco per le leucemie e le persone di Milano che vanno in Svizzera fanno qualcosa di estremamente utile a tutti, ma abbiamo il dovere di proteggerli.

Giuseppe Remuzzi

 

 
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Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2012 18.45.03 CEST