|
Competizione nella Sanità
Corriere della Sera - Lombardia
03/02/2006
Il titolo “Cliniche private, soldi pubblici” dell'inchiesta sulla sanità in Sicilia (prima pagina
del Corriere del 22 gennaio) centra perfettamente il problema di cui si è a lungo dibattuto - anche
su queste pagine – a proposito della Lombardia. “
Ai privati arrivano soldi e alle strutture pubbliche le rogne” scrivono Sergio Rizzo e Gian
Antonio Stella.
È esattamente così, ma non solo in Sicilia.
In Lombardia si è voluto mettere sullo stesso piano, pubblico e privato con l'idea che farli
competere aumentasse l'efficienza e riducesse gli sprechi. Prima però si sarebbe dovuto cambiare le
regole.
Il “privato-privato” quello che sa mantenersi da solo, che ha i suoi medici e i suoi
infermieri può benissimo essere “profit” e sarebbe uno stimolo per il pubblico.
Ma quanto c'è in Lombardia di privato-privato?
La sanità privata di cui parliamo - in Sicilia e in Lombardia - si basa quasi esclusivamente
su fondi pubblici (“Cliniche private, soldi pubblici” appunto).
E se pubblico e privato devono competere per dare efficienza agli Ospedali, uno si aspetta
che le regole siano le stesse.
Ma gare d'appalto, vincoli per i concorsi, impossibilità di licenziare chi non lavora, si
applicano alle strutture pubbliche, al privato no.
Gli Ospedali formano grandi medici, e bravi infermieri che poi lavorano nelle cliniche
private.
Che li pagano a prestazione. Tante prestazioni, tanti soldi. Ma ferie, malattie,
aggiornamenti li paga sempre comunque l'Ospedale pubblico.
I rimborsi a prestazioni - “DRG”: a ciascuna prestazione corrisponde una tariffa-
incoraggiano a curare le malattie “che rendono”, e tante volte vengono usati per ottenere rimborsi
più alti di quanto non comporti la prestazione effettuata (in un recente convegno a Milano è emerso
che l'uso improprio dei DRG costa allo Stato 5 miliardi all'anno).
Ma chi ha grandi traumi della strada, infezioni da germi difficili da curare, grandi
insufficienze d'organo, chi deve essere ricoverato per mesi, gli ammalati di AIDS, loro sono sempre
curati negli Ospedali pubblici.
Che in questo modo più lavorano, più “ perdono”, perché il sistema è tale che i DRG per chi è
più malato non sono remunerativi.
Dovremmo rinunciare al “modello lombardo”?
Penso di sì, finché siamo in tempo. Le competenze del privato si dovrebbero poter integrare
con quelle degli Ospedali pubblici, vincolando il sistema alle regole dell'evidenza scientifica.
Così non ci sarebbero più a pochi chilometri cliniche private e Ospedali che fanno la stessa
cosa, si ridurrebbero esami e interventi inutili e si garantirebbero ai cittadini buone cure.
Che è la cosa più importante, ed è anche quella di cui si parla di meno.
L'inchiesta di Gian Antonio Stella sulla sanità in Sicilia deve fare riflettere anche noi.
Giuseppe Remuzzi
|