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Corriere della Sera


26/08/2006

La ripresa dell' attività del Parlamento è l' occasione per qualche proposta su temi mai risolti della Sanità nel nostro Paese.
Tanto più che c' è un nuovo ministro che pare abbia voglia di cambiare, o perlomeno di provarci.

Qualche tempo fa certi medici della Lombardia hanno preparato un «manifesto per la rinascita della sanità», dicevano di direttori di Ospedali scelti perché vicini ai partiti, e di primari nominati con gli stessi criteri.
E chiedevano che in sanità si separasse la politica dalla gestione. Il tema che sta a cuore agli ammalati e a chi lavora nelle università e negli ospedali è stato ripreso dal Corriere, con un intervento di Giovanni Belardelli in prima pagina.

Preoccupa che ti possa operare uno messo lì non perché è un bravo chirurgo ma per «meriti» che con la medicina c' entrano poco o nulla. Pochi giorni fa Livia Turco ha tolto l' incarico ai direttori degli IRCCS e ne ha nominati altri.
È giusto? Forse no, ma è quanto stabilisce la legge.
La nomina di Paola Muti ha fatto discutere, ma è una scelta impeccabile.
La Muti è brava e conosce gli aspetti amministrativi della ricerca. Anche Berlusconi, scegliendo Cognetti per il Regina Elena di Roma, fece una buona scelta.
Motivi di polemica a me pare non ce ne debbano essere.

Ma ci si potrebbe chiedere:
1) cosa hanno di diverso gli IRCCS dagli altri Ospedali;
2) che compiti ha il direttore scientifico;
3) se è giusto che quando cambia il governo cambino i direttori.

Gli IRCCS sono nati per essere centri di eccellenza, dedicati ai grandi problemi della medicina di oggi. Dovrebbero stabilire gli standard a cui altri ospedali faranno riferimento.
I direttori scientifici dettano gli indirizzi, dovrebbero saper attirare giovani di valore e far dialogare chi studia le cause delle malattie con chi cura gli ammalati e integrare l' attività dei loro istituti con gli altri dell' Italia e dell' Europa.

E c' è il problema dei finanziamenti, oggi la ricerca costa, tantissimo. Cosa c' entra tutto questo con la politica? Nulla.
E che ragione c' è che il direttore sia nominato dal ministro? Nessuna.

È la legge - la 288 del 2003 - che andrebbe cambiata, così che si possa davvero scegliere in base alle competenze.
Vuol dire che ministro e Regione devono stare fuori dal governo degli IRCCS? No, se ne devono prendere la responsabilità. Ma attraverso il consiglio di amministrazione che è di nomina politica.

Al consiglio di amministrazione la legge dà compiti di «indirizzo e verifica» e gli chiede di nominare il direttore generale che ha responsabilità di «gestione».
Ma se è così, il direttore scientifico deve essere nominato dal consiglio di amministrazione, non dal ministro.

E non per concorso.
I concorsi andrebbero aboliti. Romano Prodi si dice favorevole a «mettere tutto a concorso in sanità», perché non succeda più quello che succede oggi, dove certi primari sono figli dei primari di prima (ma quelli, Presidente, sono diventati primari grazie a un concorso).
Come nominarli, allora, i direttori scientifici? Basta un bando pubblico, chi è interessato manderà il curriculum.

Sarà valutato dal direttore generale che, se lo riterrà, si avvarrà del parere di qualche persona competente.
i arriverà a quattro, cinque buoni candidati che dovranno spiegare cosa intendono fare (scelte strategiche e programmi) al consiglio di amministrazione e ai primari.
Sarà facile poi trovare quello che va meglio per quell' istituto, che non è detto sia chi ha pubblicato di più (a un direttore scientifico servono anche altre qualità).

Si potrà anche sbagliare, ma facendo così si sbaglierà di poco. E poi, chi può dirlo prima come sarà il direttore? Cognetti ha fatto bene. La Muti potrebbe non riuscire, ma potrebbe anche fare meglio.
Lo sapremo fra cinque anni.

E poi gli IRCCS dovrebbero essere finanziati in rapporto ai risultati (cura degli ammalati - quanti sono guariti, non quanti ne abbiamo curati - e ricerca). Se davvero si dessero soldi agli IRCCS in base ai risultati (adesso succede, ma solo un pò), nessuno si prenderebbe dei direttori mediocri.
Tutti ci si contenderebbe quelli bravi, come negli Stati Uniti, dove istituti di ricerca e università i professori più bravi se li rubano.
Così, senza concorso, solo perché sono bravi.

Giuseppe Remuzzi

 

 
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Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2012 18.46.26 CEST