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Corriere della Sera - Lombardia


15/03/2006

L'inchiesta di Simona Ravizza (Corriere della Sera, 12 marzo) sulle ragazze di Milano e il fumo deve far riflettere.
Di fumo, a partire dal 2020, moriranno 10 milioni di persone ogni anno, al mondo.
Dovremmo fare in modo che le ragazze di Milano non contribuiscano, a quella che sarà, in quegli anni, la prima causa di morte.
Ma ci vuole l'impegno di tutti, delle ragazze, soprattutto, e poi di genitori, medici, di chi governa la sanità.
E non è faccenda di Milano soltanto.

Qualche settimana fa un articolo su Washington Post faceva vedere che anche negli Stati Uniti le ragazze fumano di più (e consumano più marijuana e più alcol).
Preoccupa, per almeno due motivi 1 fumo di sigaretta, droghe e alcol, che nei maschi vanno riducendosi, aumentano invece nelle giovani donne 2 fumare e prendere troppo alcol fa male a tutti, ma alle ragazze di più.
Le ragazze che fumano (è un'inchiesta del 2004 fatta negli Stati Uniti) ed eccedono con alcol e droghe rischiano più dei ragazzi di avere disturbi del comportamento, sono più esposte alle malattie che si trasmettono per via sessuale, e hanno più gravidanze non desiderate.
Molte se ne rendono conto e vorrebbero smettere.
E la strada è proprio quella indicata da Caterina Caselli (stessa pagina del Corriere). Fumava dai 23 anni, era arrivata a 80 sigarette al giorno e aveva tentato, sembra, di tutto, incluso l'orecchino e il chewing-gum alla nicotina.

Nulla. Un bel giorno ha smesso di colpo (da tre pacchetti al giorno a nessuna sigaretta).
L'ha scossa sentire al telefono la voce di un amico, una voce, dopo l'operazione alla gola, così diversa.
La storia di Caterina Caselli riflette il senso di una ricerca pubblicata in questi giorni da ricercatori dell'University College di Londra: se vuoi smettere di fumare, fallo e basta, senza andare dallo psicologo, senza agopuntura, senza caramelle di nicotina.

È tre volte più probabile che uno riesca a smettere di fumare se lo fa dall'oggi al domani, che non se uno fa grandi progetti.
I dati di questo studio elaborati attraverso un modello matematico piuttosto sofisticato dimostrano che la motivazione è più forte dei programmi.

Un'emozione forte, la gravidanza (e la paura di far del male al bambino), la perdita di una persona cara che fumava, un esame di laboratorio fuori posto, sono meglio dei buoni propositi ("sì, farò, vedrò, proverò a fumare qualche sigaretta in meno, piano piano").

Le ragazze di Milano, la gara - del fumo - coi maschi, l'hanno già vinta.
Peccato, in gare così è meglio perdere, sempre.

Giuseppe Remuzzi

 

 
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Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2012 18.48.06 CEST