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Non cambia la diffusione del virus
Corriere della Sera
01/03/2006
L'influenza quella da virus A (quella stagionale, quella che prendiamo noi) i gatti di solito
non la prendono e si pensava non dovessero prendere nemmeno quella degli uccelli.
Però con l'epidemia di H5N1 dell'Asia qualche gatto il virus l'ha preso (e anche tigri e
leopardi dello zoo).
Ma se si considera la straordinaria opportunità che c'è stata in Asia per i gatti di essere
esposti al virus quelli che si sono ammalati sono stati davvero pochi.
Insomma per i mammiferi - uomo incluso - ammalarsi di virus degli uccelli è abbastanza
difficile.
Che i gatti potessero prendere l'H5N1 era ben noto.
Un lavoro su Science del 2004, di virologi di Rotterdam, aveva dimostrato che gatti domestici
infettati apposta col virus H5N1 si ammalano e, qualche volta, muoiono.
Poi hanno visto che gatti infetti trasmettono la malattia ad altri gatti. Così, se e dove ci
saranno epidemie, i gatti domestici potrebbero anche favorire la diffusione del virus da un
allevamento di polli all'altro.
Uno studio, non ancora pubblicato, fatto a Bangkok ha dimostrato che in aree dove H5N1 aveva
fatto strage di polli 8 gatti, su 111 esaminati (e 160 cani su 629) avevano anticorpi contro H5N1.
Vuol dire che avevano avuto l'infezione o che, quanto meno, erano stati a contatto con il
virus degli uccelli, ma non si sono ammalati (salvo pochissimi).
Gatti infetti eliminano il virus con le feci e lo possono diffondere con la tosse. Questo
favorirà il passaggio del virus all'uomo? In teoria sì, ma non è affatto certo, e finora non è mai
successo.
Di fatto non sappiamo ancora quale è la quantità di virus “carica virale” che serve perché un
uomo si ammali.
E poi l'H5N1 non ha recettori per le cellule dei mammiferi.
Questo non impedisce il passaggio del virus dagli uccelli all'uomo, ma lo rende abbastanza
difficile.
I gatti dell'Asia, e anche le tigri (due) e i leopardi (due) dello zoo di Suphamburi della
Tailandia avevano mangiato carcasse di polli infetti e la carne naturalmente era cruda.
In queste condizioni la carica virale è altissima.
Ma il virus a 60° C si inattiva nel giro di mezz'ora e con la cottura (sopra i 70°C) muore
subito. Ed è molto sensibile ai disinfettanti.
L'aver trovato qualche gatto infetto nell'Asia – e succederà anche in Europa – non dovrebbe
cambiare di granché il modo con cui il virus degli uccelli, nei vari Paesi del mondo, si
diffonderà, ammesso che si diffonda.
Se mai gli animali a cui fare davvero attenzione sono i maiali.
Si possono infettare con il virus degli uccelli e anche con quello dell'influenza stagionale
dell'uomo.
I due virus, insieme, nel maiale possono mescolare i loro geni e dare origine a un sottotipo
capace di passare da uomo a uomo facilmente.
In teoria, perché a Hong Kong, ogni giorno, dal 1999 a oggi, arrivano 5.000 maiali, quasi
tutti dal sud della Cina. Ogni mese ne vengono esaminati centinaia, ma l'H5N1 non è stato trovato,
mai.
E il gatto di casa? Non corre nessun pericolo purché si prenda qualche precauzione:
alimentarlo con carcasse di animali infetti è certamente sbagliato (e da noi non sarebbe nemmeno
possibile, polli infetti in Italia non ce ne sono).
Certo se l'infezione un giorno o l'altro dovesse diffondersi ai nostri polli i gatti che
frequentassero questi allevamenti, andrebbero osservati per accertarsi che non si ammalino.
Ma è uno scenario nient'affatto probabile.
Giuseppe Remuzzi
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