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Donazioni d'organi: siamo terzi al mondo
Corriere della Sera, Salute
14/05/2006
Una volta di gravi malattie del fegato, del rene o del cuore si moriva.
Oggi, tanti tornano a vivere grazie al trapianto.
E non è una cura come tante.
LItalia per numero dei donatori, è al secondo posto in Europa (fino a qualche anno fa eravamo
fra gli ultimi) ma si deve guardare avanti. Siamo ancora lontani dalla Spagna.
E lI talia del trapianto è un po come lItalia dei Comuni: Liguria ed Emilia Romagna di
donatori ne hanno più della Spagna e poi ci sono Toscana e Piemonte, ma al Sud i donatori sono
pochi.
Meno che in Ungheria, meno che in Polonia.
E ci sono problemi aperti.
Ad un anno dal trapianto il 95% degli organi funziona ancora. Ma a lungo andare gli organi
trapiantati si deteriorano.
Un po perché i farmaci anti-rigetto alla lunga sono tossici, un po' perché espongono al
rischio di infezioni e tumori.
Ci sono farmaci nuovi, che dovrebbero essere più efficaci e meno tossici, ma è presto per
dire se sarà davvero così.
Intanto si sta lavorando per insegnare all'organo del ricevente a tollerare l'organo come se
fosse proprio.
I risultati negli animali sono molto buoni.
Nell'uomo è tutto più difficile, ma ci si arriverà.
Allora il trapianto, una volta fatto sarà per sempre, ma resterà il problema della carenza di
organi.
Un modo per affrontarlo è quello di utilizzare al meglio quello che c'è.
Agli inizi degli anni '90, in Italia, donatori di più di 60 anni ce ne erano pochi o nessuno.
Oggi in certi centri i donatori anziani sono quasi la metà.
Qui, l'Italia, almeno per il rene, ha dato molti contributi importanti (si è capito per
esempio quali organi possono essere utilizzati e quali no, e quando trapiantare due reni invece che
uno).
Anche per il fegato e il cuore oggi si utilizzano organi da donatori anziani (si è arrivati a
trapiantare il fegato da donatori con più di 80 anni, e con buoni risultati).
A un certo punto però la medicina del trapianto sarà la vittima del suo stesso successo.
Le richieste di organi sono così grandi rispetto alla disponibilità che si dovranno cercare
altre soluzioni.
Per qualche anno si potrà pensare di ricorrere, forse, ad organi di animali, anche se i
problemi del rigetto tra specie diverse non sono ancora risolti.
Ma questa fase passerà: un giorno si costruiranno gli organi in laboratorio.
Un passo in questa direzione è stato fatto da ricercatori dell'Ospedale dei bambini di Boston
che partendo dalle cellule prelevate da bambini ammalati di mielomeningocele e disfunzioni gravi
della vescica hanno saputo costruire una vescica nuova in laboratorio.
Ciascuno dei sette bambini ha avuto un trapianto di vescica fatta con le sue cellule.
Così non c'è rigetto.
Un giorno non solo la vescica ma anche altri organi si faranno in laboratorio.
Ma fare un rene o un fegato sarà molto più difficile.
C'è però la possibilità che un organo intero non serva nemmeno, potrebbero bastare delle
cellule, che sappiano aiutare gli organi a ripararsi da soli. Allora non ci sarà più bisogno di
trapiantarli.
Un sogno? Forse, che potrebbe anche avverarsi.
Giuseppe Remuzzi
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