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L'epidemia si diffonde sulle vie del commercio
Corriere della Sera
09/01/2006
"One medicine" (una medicina): parrebbe l'uovo di Colombo, curare gli animali per curare l'uomo.
C'è nel libro di Calvin Schwabe "Medicina veterinaria e salute dell'uomo" pubblicato negli
Stati Uniti.
Non è più tempo di specializzazioni.
Gli studi sulle cause delle malattie degli animali e dell'uomo vanno fatti insieme, e
veterinari e medici devono lavorare insieme.
Un'idea niente affatto nuova: Claude Bourgelat, alla fine del '700 proponeva con grande
lungimiranza che il curriculum di studi dei veterinari dovesse prevedere la conoscenza delle
malattie dell'uomo.
Lo criticarono, come succede spesso, nella scienza, a chi ha delle buone idee.
Così per l'influenza dei polli non ha senso fare scorte di farmaci antivirali, se
contemporaneamente non si vaccinano i polli.
In primavera in un lago del nord della Cina sono morti 5000 forse 6000 uccelli migratori, ma
le autorità cinesi non hanno voluto che i virologi ed esperti di altri Paesi studiassero gli
uccelli sopravvissuti.
È così che si perdono le opportunità di fermare il virus.
E non ha un grande senso fare enormi sforzi negli Stati Uniti e in Europa se lo stesso non
succede in Cina, India, Russia.
C'è abbastanza da fare per ciascuno.
Riuscire a capire, per esempio, chi è che diffonde l'H5N1.
Gli uccelli migratori si dirà.
E sembrerebbe logico, considerata la diffusione del virus dalle coste dell'Asia alla Siberia,
al Kazakistan, alla Turchia forse alla Grecia, Macedonia, Romania e adesso all'Italia.
Ma non è così sicuro che il virus venga dagli uccelli migratori.
Si sono fatti prelievi da migliaia di uccelli migratori (sani) senza che si siano mai trovate
anatre selvatiche o altri uccelli d'acqua che avessero addosso l'H5N1.
E, a pensarci bene, è abbastanza logico perché gli uccelli ammalati non volano (il virus dà
subito problemi al sistema nervoso) e così è difficile che possano diffondere il virus.
E poi l'epidemia non segue veramente le vie della migrazione mentre ci sono evidenze
abbastanza forti che siano state attività commerciali a diffondere l'epidemia dal Tibet alla Cina.
C'è anche il caso di un uomo che è stato fermato all'aeroporto di Bruxelles con due falconi
infettati da H5N1 (che stavano nel bagaglio a mano).
Era un contrabbandiere, li aveva presi al mercato degli uccelli di Bangkok per venderli su
richiesta di un falconiere belga che li avrebbe usati per la caccia.
Ma in un lago della Mongolia, lontano da tutto, sono morti di H5N1 anatre, oche, gabbiani, e
cigni.
Lì non c'era commercio. Se davvero il virus lo portano le anatre selvatiche sarà quasi
impossibile evitare che si diffonda.
Serve un grande progetto di ricerca - potrebbe promuoverlo l'OMS - che integri tutte le
competenze senza barriere di specialità e di area geografica.
Se con un progetto così si riuscisse a fermare l'H5N1 e a evitare che si trasmetta da uomo a
uomo, poi non ci sarebbe ragione per non farlo per l'AIDS, la malaria, la tubercolosi che ogni anno
fanno, al mondo, insieme più di 5 milioni di morti.
Giuseppe Remuzzi
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