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I farmaci del Buzzi

Corriere della Sera - Lombardia


13/07/2006

Al Buzzi si poteva abortire con il methotrexate, che è in commercio. Adesso non è più possibile.

Ma cos'è il methotrexate? E poi, è giusto usarlo per abortire? Il methotrexate inibisce la sintesi del DNA, e così impedisce alle cellule di moltiplicarsi.
Si usa per certi tumori e per l'artrite reumatoide.

Serve anche per interrompere la gravidanza quando l'embrione si impianta fuori dalla sua sede naturale.
È stato usato anche per interrompere gravidanze normali. È efficace (funziona nel 90% dei casi) e gli effetti negativi sono modesti. Va dato insieme a un altro farmaco, ma qualche volta non basta, e serve l'intervento chirurgico.

L'OMS ha messo in guardia i medici dall'usare il methotrexate perché è tossico e se la gravidanza continua – succede nel 4% dei casi - ci possono essere malformazioni. A questo si può ovviare con l'intervento chirurgico.

S'è detto che al Buzzi si sia violato la legge. È vero? No. La legge non fa riferimento al metodo da impiegare e nemmeno se debba essere medico o chirurgico. Si può dire che il farmaco sia stato usato in modo improprio? In un certo senso sì.
L'uso di methotrexate per l'aborto non è previsto dalla scheda tecnica.

Ma se un farmaco è efficace, è giusto vietarne l'impiego solo perché non c'è scritto nel foglietto illustrativo?

È giusto, se no sarebbe anarchia, e i medici stessi avrebbero difficoltà a orientarsi.
Ma il sistema per non privare gli ammalati di cure efficaci  c'è, comunque.
Ma solo quando non ci sono “alternative terapeutiche valide”.
 
Per l'aborto le alternative vere sono il mifepristone – è l'RU486 che molti conoscono, che non è in commercio in Italia e si può utilizzare solo nell'ambito di sperimentazioni autorizzate - e l'intervento chirurgico. Se il medico giudica che la chirurgia non sia una buona alternativa (ma saranno casi particolari) può usarlo, il methotrexate (purché la donna sappia e sia d'a ccordo) in base alle conoscenze della letteratura e prendendosi la responsabilità di eventuali effetti negativi.
Un altro modo per usare un farmaco al di fuori delle indicazioni è fare una sperimentazione.

Qui serve l'autorizzazione di un comitato etico.
Nel caso dell'aborto si  potrebbe confrontare l'effetto di methotrexate (che va associato a misoprostolo, una prostaglandina) con quello di RU486 e misoprostolo.
Un confronto così non c'è, e servirebbe.

Chi ha deciso di abortire - e per molte donne, a Milano è solo perché non hanno abbastanza soldi per allevare un figlio - avrebbe comunque la possibilità di accedere ad una terapia medica (più semplice della chirurgia) e poi, sperimentare, metterebbe fine alle polemiche e porrebbe la faccenda methotrexate nell'ambito delle regole della buona medicina (e del buon senso).

Giuseppe Remuzzi

 

 
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Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2012 18.53.43 CEST