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I giovani e i farmaci
Corriere della Sera, Lombardia
22/09/2006
Delle quasi ventimila ragazze tra i 14 e i 17 anni di Milano, almeno mille usano farmaci
antidepressivi.
Ed è così nei paesi industrializzati dell'Europa (in Olanda, c'è preoccupazione per il grande
aumento nell'uso degli antidepressivi, 150 percento negli ultimi anni fra adulti e ragazzi per una
spesa di 104 milioni di Euro solo nel 2001).
E succede anche negli Stati Uniti, il consumo di psicofarmaci nei ragazzi è aumentato del 100
percento negli ultimi cinque anni.
Di questi ragazzi, pochi (non più del 20 percento) hanno davvero una malattia mentale.
Gli altri prendono questi farmaci senza che ce ne sia davvero bisogno.
Sono quasi sempre farmaci antidepressivi che i medici chiamano di “seconda generazione”
(paroxetina e sertralina per esempio), che negli adulti danno meno disturbi di quanto non fosse con
gli antidepressivi che c'erano prima.
Così si è pensato che si potessero dare anche ai ragazzi.
Qualcuno è davvero malato e allora gli psicofarmaci servono, certamente, ma questi sono casi
rari.
Molti li prendono solo perché sono un po' giù di morale o per qualcosa che non va a
scuola, con gli amici o con il ragazzo (o la ragazza).
Si prendono anche per l'anoressia, ma uno studio pubblicato qualche mese fa negli Stati Uniti
ha fatto vedere che non c'è differenza - nella cura dell'anoressia - tra farmaco e placebo.
Ma perché è aumentato così il consumo di questi farmaci?
Oggi si ricorre al medico più spesso che una volta e per disturbi del comportamento
tutto sommato modesti, e il medico tende a classificare questi disagi in categorie di disturbi
psichici e prima o poi prescrive un farmaco.
Certo è il medico che lo prescrive, ma spesso sono i genitori che lo vogliono, a costo di
cambiare medico.
E c'è il caso di ragazze che prendono quelli che vengono prescritti alla mamma (quanto
spesso? non si sa, dall'analisi delle ricette questa informazione non viene fuori).
Ma prendere antidepressivi anche se non ce n'è davvero bisogno non è una buona idea.
Gli antidepressivi negli adolescenti possono aumentare la voglia di suicidio (è raro, ma
succede) e hanno tanti altri effetti negativi, per esempio si aumenta di peso, anche rapidamente, e
poi aumentano i grassi nel sangue e c'è più rischio di diabete.
E non ci sono studi per sapere che rischio si corre, a quell'età, se li si impiegano per
periodi lunghi, questi farmaci.
Così darli ai bambini o ai ragazzi è un modo per fargli certamente del male, senza nemmeno
sapere se sono davvero utili per i disturbi (quelli dell'avere quindici o vent'anni) per cui li si
prescrive.
Giuseppe Remuzzi
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