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Informazione e Medicina

Corriere della Sera


04/09/2006

Quelli che li leggono i giornali, cosa leggono di più? La cronaca nera.
E poi? Le notizie sulla salute (e di medicina e salute, molto viene da Milano) e quello che c'è sui giornali ha enorme influenza sui comportamenti.

Negli Stati Uniti l'impiego di ormoni per attenuare i sintomi della menopausa è calato in modo impressionante dopo che si è scoperto che possono far male al cuore.
Merito dei giornali (400 articoli). Ma non è sempre così.
Un lavoro recente pubblicato sul Giornale di Medicina dell'Australia critica il modo con cui i giornali trattano delle novità in medicina.
Il pubblico ha un forte desiderio (‘appetite', c'è scritto) per le novità di medicina. I congressi sono l'occasione per averne, e i giornalisti ci aggiungono qualcosa di loro per fare notizia.

Così quasi ogni giorno tanti ammalati di una certa malattia sperano di poter guarire, ma non è vero (quasi mai).
Si può evitare?
Tre regoline ci sarebbero

  1. non fidarsi dei dati preliminari e non basarsi su modifiche di parametri di laboratorio per esempio che si riduce il colesterolo);
  2. far riferimento ai numeri assoluti (quante persone in meno - sono morte, per esempio, di infarto del cuore – se si usa il tal farmaco, e quanti devono prendere il farmaco perché uno non muoia) e non fidarsi mai delle percentuali; di due farmaci, se uno riduce il rischio di avere una certa malattia dal 20% al 10%, l'altro dal 0,000002% a 0,000001%, è sempre riduzione del 50%, ma il primo farmaco salverà milioni di vite, il secondo nessuna;
  3. discutere quanto c'è di nuovo in uno studio, ma anche i limiti (tutti gli studi ne hanno);


Regole per i giornalisti? Certo, ma valgono, e ben di più, per medici, ricercatori, società scientifiche.
Che invece organizzano conferenze-stampa prima del tempo e danno quasi sempre i dati in percentuale.
E poi dovrebbero essere loro, i medici e gli scienziati, ad anticipare i limiti della loro ricerca, “Questo farmaco è un passo avanti rispetto a quanto c'era prima, ma c'è un vecchio farmaco che fa già molto”.

“Altri chirurghi utilizzano tecniche analoghe, noi, abbiamo solo contribuito a perfezionarle”.
Ma medici ed ricercatori non lo fanno quasi mai, i giornalisti stanno al gioco, e la gente è confusa.
Se il pubblico ha ‘appetito' per le notizie di medicina, gli ammalati hanno ‘fame' di notizie e ancora di più di buone notizie.
Fargli credere che guariranno, se non è vero è come tradire la loro buona fede, un po' per giorno.
Perché non ci impegniamo tutti, giornalisti e medici ad essere più attenti?

Giuseppe Remuzzi

 

 
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Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2012 19.06.19 CEST