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Invece della "visita", incontri pubblici con gli informatori

Il Bisturi


Marzo 2006

Ogni mattina circa 30.000 informatori appartenenti all'industria faermaceutica partono dalle loro case per incontrare durante la giornata, fra gli 8 e i 10 medici.
Ogni giorno quindi vi sono circa 300.000 contatti che tendono a far conoscere gli effetti dei farmaci per sollecitarne la prescrizione.

È una specie di bombardamento a cui è difficile resistere anche a prescindere dalla presenza di “incentivi” più o meno trasparenti.

È evidente che la finalità è rappresentata da un aumento delle vendite, altrimenti sarebbe inspiegabile l'enorme spesa che implica la promozione : circa un terzo del prezzo di ogni farmaco.

La diagnosi è chiara a tutti; ma, come spesso accade la terapia è la parte più difficile. Tuttavia alcuni provvedimenti potrebbero essere utili per cercare di razionalizzare questo tipo di informazione.

Anzitutto è necessario aumentare l'informazione indipendente. Attualmente l'informazione che non dipende dall'industria farmaceutica è una piccolissima, insignificante frazione.

Tuttavia qualcosa si muove. L'Agenzia Italiana per il Farmaco (AIFA) ha prodotto numerose pubblicazioni, come il prontuario terapeutico ragionato, sulla base di quello inglese e manuali di medicina basati sull'evidenza e ha ristrutturato e migliorato il Bollettino per l'Informazione sui Farmaci (BIF).

Esistono inoltre alcune riviste di informazione indipendente quali ad esempio, Dialogo sui Farmaci, Bollettino delle Farmacie Riunite di Reggio Emilia, Ricerca e Pratica.

Si tratta di pubblicazioni che, analogamente ad altre pubblicazioni straniere non riportano messaggi pubblicitari ed esercitano una funzione critica sulla reale efficacia dei farmaci e una funzione di informazione sull'esistenza di loro effetti tossici.

Il medico che lo desideri ha perciò alcune opportunaità per farsi un'idea equilibrata sui farmaci che utilizza. Tuttavia si tratta di una goccia d'acqua nel mare delle informazioni, tanto più che il medico deve acquistare questa informazione, mentre riceve gratuitamente quella proveniente dall'industria farmaceutica.

Un secondo provvedimento da prendere è quello di non consentire le visite degli informatori nell'ambito dell'attività ambulatoriale dei medici.
È deprimente osservare la presenza di informatori nelle sale di attesa.
La visita degli informatori dovrebbe avvenire al di fuori dell'attività ambulatoriale anche per non sottrarre il poco tempo disponibile per i pazienti.

Anche nelle strutture ospedaliere sembrerebbe opportuno che la presenza degli informatori fosse limitata a qualche ora, magari in determinati giorni della settimana.
Agli informatori dovrebbe essere impedita l'entrata nei reparti ospedalieri e l' informazione che essi propongono dovrebbe essere data nell'ambito di seminari pubblici con possibilità di contradditorio.
Ci sarebbe così la possibilità di discutere le informazioni e il tutto risulterebbe in un aumento di professionalità sia da parte degi informatori sia da parte dei medici.

Sono proposte semplici, dettate dal buon senso, che potrebbero cambiare i rapporti fra medico e informatore farmaceutico con il risultato di una informazione più critica, capace di creare anche dubbi e non solo certezze spesso infondate.
Forse se qualcuno cominciasse a dare il buon esempio il “contagio” si potrebbe diffondere.

Silvio GARATTINI

 

 
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Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2012 19.06.49 CEST