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Più manager contro gli sbagli
Panorama
02/11/2006
Gli inquietanti messaggi in questi giorni sui giornali a proposito degli errori medici hanno
suscitato certamente panico nell'opinione pubblica. È difficile dare un giudizio perché si tratta
di una mortalità misurabile in decine di migliaia a fronte tuttavia di decine di milioni di
interventi.
È anche difficile stabilire quanto si tratti di errori medici e quanto invece sia dovuto
all'evoluzione spesso imprevedibile della malattia o a concomitanti eventi morbosi.
Comunque sia, il dato impone alcune riflessioni.
Occorre anzitutto stabilire la natura e gli autori degli errori, perché spesso l'errore
attribuito all'operatore sanitario è in effetti il risultato di una cattiva organizzazione.
Si tratta quindi di errori che nell'ambito di una adeguata organizzazione sono assolutamente
evitabili.
Ad esempio, in molti reparti ospedalieri, dati i turni dei medici, è difficile che un paziente
sia seguito tutti i giorni dallo stesso medico. Ovviamente ciò determina una sovrapposizione di
giudizi, indicazioni, trattamenti terapeutici che non sono univoci; basterebbe fosse sempre lo
stesso medico ad avere la responsabilità di un determinato paziente per evitare molti errori.
Interventi chirurgici eseguiti in modo saltuario ed in numero insoddisfacente, come accade
nei piccoli ospedali con molte specializzazioni, non aiuta certo a raggiungere risultati ottimali.
Il girovagare in ambulanza fra più ospedali per trovare un posto libero può ritardare un intervento
che potrebbe essere risolutivo.
Molti errori attribuibili ai farmaci dipendono dalle modalità della loro distribuzione
all'interno delle varie divisioni ospedaliere; esiste oggi la tecnologia per fare in modo che ogni
paziente riceva il suo farmaco alla dose prestabilita.
Questi esempi indicano che è assolutamente necessario riconsiderare l'organizzazione ospedaliera
in tutti i suoi aspetti, utilizzando le esperienze positive e catalogando gli errori e le relative
cause. Si fanno molti corsi per i cosiddetti manager sanitari, ma manca una scuola che faccia da
punto di riferimento.
Sarebbe auspicabile che il Servizio Sanitario Nazionale, che spende oltre 100 miliardi di
euro all'anno (200.000 miliardi di vecchie lire), disponesse di una Scuola Superiore di Sanità,
dedita alla formazione dei dirigenti sanitari del Paese.
Ciò permetterebbe di avere una base omogenea per disegnare processi organizzativi che
minimizzino la possibilità di compiere errori.
Accanto a quelli menzionati esistono errori che dipendono da un mancato aggiornamento dei
medici. In tal modo, a causa della celerità con cui si accumulano e si affinano le conoscenze si
determina nel tempo una incapacità di stabilire diagnosi accurate e terapie appropriate.
In Italia si è istituito un processo di educazione continua in medicina: (ECM) i risultati
per il momento sembrano scarsi. Al di là di test estemporanei al termine dei singoli corsi, mancano
reali controlli sul tasso di apprendimento.
Inoltre spesso manca la volontà di apprendere da parte del medico, che non è sufficientemente
responsabilizzato: normalmente il medico non paga la sua formazione; a questo provvede l'industria
farmaceutica che fa da sponsor.
È quindi importante individuare strumenti più adeguati per aumentare la cultura, perché una
diagnosi sbagliata implica una terapia spesso dannosa.
Il problema degli errori medici non può essere uno spot giornalistico, deve essere uno dei
principali problemi a cui Ministeri, Regioni, Ospedali ed ASL devono dedicare ricerca, tempo e
risorse.
Silvio Garattini
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