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Mangiare piano. E a 50 anni si pesa come a 20
Corriere della Sera
02/02/2006
Qualcuno si ferma per mangiare soltanto cinque minuti, altri (quelli che a stare seduti a pranzo o
a cena non rinuncerebbero mai) hanno bisogno di almeno un'ora, qualcuno anche di più. Ma se uno
mangia prendendosi tutto il tempo che serve o lo fa in cinque minuti, per la salute è lo stesso?
E quanto si dovrebbe mangiare?
Fino a poco tempo fa gli studi che avevano cercato di rispondere in modo rigoroso a questa
domanda erano pochissimi e i risultati contraddittori. Adesso c'è un passo avanti, importante.
Un lavoro di ricercatori giapponesi ha fatto vedere che per mantenere negli anni il proprio
peso è necessario mangiare lentamente. I ricercatori hanno studiato più di quattromila adulti,
sani.
Qualcuno mangiava per abitudine molto lentamente, altri lentamente, altri normalmente, altri
invece erano veloci nel mangiare, o velocissimi (quelli dei cinque minuti).
Per le varie categorie i ricercatori hanno poi paragonato il peso da adulti con quello che
avevano a vent'anni e hanno visto che c'è un rapporto diretto tra quanto più si mangia in fretta e
l'indice di massa corporea.
Vuol dire che chi d'abitudine mangia in fretta, a 40-50 anni pesa decisamente di più che a
vent'anni. Se uno invece ha sempre mangiato lentamente riesce a mantenere il peso dei vent'anni
anche a 40-50. E se qualcuno proprio dovesse aumentare, lo fa di poco.
Ma non può essere che su questi risultati abbiano influito altre abitudini di vita: come
l'attività fisica, quanto uno mangia, il fumo, l'abitudine a bere alcol? Certamente. I ricercatori
giapponesi però hanno tenuto conto di tutte queste variabili e alla fine il dato non sembra
cambiare: quanto più si mangia velocemente, tanto più si aumenta di peso.
Ci sono anche altri modi per mantenere il peso: non saltare la piccola colazione del mattino,
mangiare a intervalli regolari e camminare mezz'ora al giorno.
Anche ridurre la quantità di calorie fa bene.
Soprattutto al cuore, lo «mantiene giovane»: i ricercatori della Washington University a St.
Louis hanno visto che il cuore di chi riduce la quantità di calorie è come se avesse quindici anni
di meno.
Si sapeva già da studi su topi e ratti: se si riduce l'accesso al cibo il cuore va meglio,
gli animali vivono il 30 per cento di più (e si ammalano meno di tumori).
Lo studio dei ricercatori di St. Louis, pubblicato in questi giorni sul giornale dei
cardiologi americani, fa vedere che è così anche per l'uomo (almeno per quanto riguarda il cuore).
Nella società del «benessere», le malattie del cuore sono la causa principale di morte.
Dipende dal fatto che il cuore invecchia: perché c'è il colesterolo alto, o c'è la pressione alta,
o c'è il diabete. Tutte patologie che si possono evitare, basta mangiare di meno e lentamente.
Giuseppe Remuzzi
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