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Medici e denunce

Corriere della Sera, Lombardia


12/05/2006

Anno dopo anno le denunce contro i medici aumentano.

Tremila solo a Milano, solo nel 2005. Ed è così dappertutto.
Da noi un medico che abbia lavorato per 20 anni ha almeno 80 probabilità su 100 di avere un avviso di garanzia, ma ha anche 80 probabilità su 100 di venire assolto (che significa che molte delle cause contro i medici potrebbero benissimo essere evitate).

Cosa sta succedendo? Un po' dipende dai medici che dovrebbero parlare di più con gli ammalati e spiegargli che nella medicina c'è sempre qualche probabilità di insuccesso e che guarire è una questione di gradi di probabilità anche quando si fanno le cose bene.

Detto questo, i medici sbagliano, come tutti gli altri. Proprio come gli avvocati, i giudici, i giornalisti, i maestri di scuola. (Ricordo un “segno” con la matita rossa nel tema delle elementari di una mia sorella, era per un “qua”, senza accento. La maestra avrebbe voluto che ci fosse, l'accento).

Gli errori dei maestri di scuola passano inosservati (“quà” o “qua”, cambia poco).
Gli sbagli dei medici si vedono, eccome, e certe volte si muore (30.000 morti ogni anno in Italia, 90.000 negli Stati Uniti).

Cosa fare? Prenderne atto, ogni volta che succede, senza ipocrisie, e poi darsi una organizzazione più sofisticata così che sbagliare diventi più difficile, per tutti (gli errori medici non sono quasi mai di una persona sola).

Il tribunale dei malati serve? No, fa peggio. Oggi, grazie alla cultura dei tribunali, se un medico riconosce i suoi errori passa dei guai, e così non lo fa quasi nessuno. E c'è di peggio.

La paura dell'avvocato ha cambiato il modo di fare medicina, e questo è certamente contro l'interesse dell'ammalato, (proprio quello che questi tribunali vorrebbero tutelare). L'ammalato è un cliente molto speciale che partecipa a generare il prodotto- la sua salute- di cui sarà lui solo a beneficiare.

Ma se è così (ed è così) cosa ci fa un tribunale fra chi oggi è protagonista del suo guarire e chi lo aiuterà a scegliere fra le varie cure, quella che potrebbe avere più possibilità di successo?

I tribunali danno lavoro agli avvocati, ma non buone cure. Ed è triste dover ammettere infine, che molte delle azioni legali contro i medici dipendono proprio dai medici.

Pochi sanno resistere alla tentazione di parlar male di altri medici, e qualcuno lo fa perfino davanti agli ammalati “ma chi le ha dato questo farmaco?”, “vorrei proprio sapere chi ha prescritto questo esame e perché”.
Questo modo di fare crea confusione e sospetti nel pubblico, aumenta le liti, spaventa gli ammalati, e non aiuta affatto a sbagliare di meno.

Giuseppe Remuzzi

 

 
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Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2012 19.10.13 CEST