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Ospedali e precari
Corriere della Sera - Lombardia
14/12/2006
L'inchiesta di Simona Ravizza sui dottori degli Ospedali pagati a gettone, solleva un problema
importantissimo.
I medici devono essere quelli che servono, non uno di più (e se uno va via, non è detto che
debba essere sostituito solo perché c'è un posto libero).
È giusto.
Ma in Lombardia si vogliono ridurre le liste d'attesa, e ci si avvale quasi sempre di medici
con borse di studio o pagati a prestazione.
Ma se è per ridurre le liste d'attesa, questi medici serviranno anche dopo.
Ci sarà una sanatoria? Allora quello che risparmiamo oggi, si spenderà domani (affrontare il
problema della sanità armati solo di forbici non è lungimirante, ha scritto Massimo Gaggi sul
Corriere, in questi giorni).
In Lombardia i medici degli Ospedali - in media - hanno 50 anni (quelli con meno di 35 sono solo
il 4 percento, in Canada, tanto per fare un esempio, sono il 30 percento) e ce ne sono di
bravissimi.
Sono loro l'eccellenza dei nostri Ospedali, di cui in Regione si va fieri, e con buone
ragioni.
È tempo di affiancargli giovani preparati, se no competenze anche straordinarie finiranno per
perdersi, e lo si deve fare subito.
Per formare un bravo chirurgo ci vogliono dieci anni, è lo stesso per chi cura i tumori o se uno
si occupa di rianimazione.
E non è questione di medici soltanto, servono fisici, matematici, ingegneri.
Presto robot e computer faranno, almeno in parte, quello che oggi fanno i medici, e c'è da
fare i conti con le nanotecnologie (farmaci e riparazione dei tessuti).
Certo, i giovani devono essere disposti a muoversi, e non possono pretendere che il lavoro sia “
per sempre”, da subito.
Negli Stati Uniti prima di avere un lavoro si girano tre, quattro Ospedali.
Ma là, chi è preparato il lavoro lo trova.
Da noi dopo sei anni di scuola di medicina più cinque o sei di specialità, ne servono tanti
altri prima di poter lavorare.
Peccato, perché da noi c'è anche chi si impegna poco, chi ha più interesse alla professione
privata che ai malati dell'Ospedale, qualcuno non ha più le conoscenze di un tempo e nemmeno la
stessa voglia di fare.
Sono tutte persone su di età. Quei medici lì potrebbero trovare altre soluzioni nell'ambito
dell'organizzazione della salute, e fare posto a qualcuno, laureato da poco, con le conoscenze di
adesso, e abbastanza entusiasmo da voler dedicare tutto il suo tempo agli ammalati
dell'Ospedale.
Oggi, il desiderio di giovani bravi di trovare un lavoro dopo che hanno studiato per tanti anni,
andrebbe assecondato.
Non tanto e non solo per loro, ma ancora di più per il futuro degli Ospedali. E si
risparmierebbe.
Giuseppe Remuzzi
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