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Passo avanti sui primari: la scelta fra tre carte
Corriere della Sera
14/09/2006
Cognetti o Muti? Quest'estate Livia Turco aveva rimosso il professor Cognetti e scelto Paola
Muti - ottimo curriculum, per tanti anni professore ad Harvard, una delle prime tre Università del
mondo - per guidare il Regina Elena di Roma.
C'è stato un ricorso ma il Tar del Lazio ha confermato la scelta del Ministro.
Adesso il Consiglio di Stato disfa tutto, Cognetti resta.
Cosa sta succedendo? Il poco che si sa della sentenza, non aiuta a capire.
Il Consiglio di Stato decide l'opposto del Tar perché “contrariamente a quanto sostenuto
dall'ordinanza impugnata, riguarda la diversa fattispecie della cessazione dell'incarico di
direttore scientifico a seguito dell'insediamento del Consiglio di indirizzo successivo a quello in
carica all'atto del conferimento”.
Quello che si capisce (fra le righe) è che revocare Cognetti si poteva, ma l'atto “non poggiava
su motivazioni sufficienti e non era stato suffragato dall'iter procedurale corretto”.
Sin qui la forma. Ma c'è ben altra sostanza. Il Consiglio di Stato decreta che alla nomina di
direttori scientifici non si deve applicare lo spoil system.
Viene dal latino “spolium”, spoglie, letteralmente (era perché il vincitore, in battaglia, si
prendeva tutto, incluse le spoglie, “così i vincitori presero tutte le ricchezze di Sodoma e
Gomorra” Genesi 14: 11-12).
Come dire quando cambia il Governo si rimuovono quelli nominati dal Governo precedente per
sostituirli con persone del proprio schieramento.
Ma questo sistema non può valere per i direttori scientifici.
Per loro va applicato un criterio di merito.
È una sentenza importante, importantissima.
Gli Istituti di Ricovero e Cura sono un patrimonio del Paese.
Chi ci lavora deve saper curare bene tante gravi malattie e fare buona ricerca.
Alla guida non devono esserci persone nominate perché sono vicine a questo o a quel partito
politico, ma le migliori persone possibili.
E non vale solo per i direttori degli IRCCS.
Ancora oggi ci sono negli Ospedali primari (e medici) scelti con criteri che hanno poco a che
fare con le capacità professionali.
“D'ora in poi terrò la politica fuori dalle nomine degli Ospedali”, ha detto Storace quando
era Ministro.
E in Lombardia l'Assessore Cè ha raccomandato ai direttori generali degli Ospedali di fare “
attenzione alle nomine dei primari, da quelli dipende la qualità dei servizi”.
In un Paese normale non ci sarebbe bisogno di dirlo.
Se l'hanno fatto (e hanno fatto benissimo, intendiamoci) è perché da noi non si è ancora
separato la politica dalla gestione.
Chissà che la sentenza del Consiglio di Stato non diventi vincolante per IRCCS e Ospedali e
che davvero, d'ora in poi, direttori scientifici e primari si diventi per meriti (non più spoil
system, ma merit system si legge nella sentenza).
In questa direzione il Ministro Turco è ancora più avanti.
C'è un decreto del Presidente della Repubblica già approvato che cambia la legge (la 288 del
2003).
Basta con i direttori scientifici nominati dal Ministro e con i concorsi.
Il ministro potrà solo scegliere fra tre persone indicate da una commissione messa su
apposta per cercare i migliori.
Così la responsabilità passa al direttore generale dell'Istituto, alla Regione e alla comunità
scientifica.
Certo, il decreto poteva prevedere una procedura più agile.
La commissione, col decreto appena approvato, è fatta di troppe persone.
Bastava il direttore generale, un rappresentante della Regione e qualche bravo scienziato, di
quelli che capiscono al volo, dal curriculum, chi è capace e chi no.
E poi, sarebbe bello coinvolgere primari e medici dell'Istituto per cui si cerca un
direttore.
Perché succeda basta che chi è interessato presenti il suo programma.
Qualcuno sarà più convincente, altri meno.
Primari e medici se ne accorgeranno subito e potranno condividere col direttore generale la
scelta dei tre da proporre al Ministro.
Ma accontentiamoci, per adesso.
Il Consiglio di Stato e Livia Turco hanno fatto dei passi avanti nella direzione giusta.
Sarebbe bello che i direttori generali degli Ospedali quando scelgono i primari, lo facciano
con lo stesso spirito.
E che i politici delle Regioni non interferissero nelle scelte.
È nell'interesse degli ammalati. E, in un modo o in un altro, riguarda tutti.
Giuseppe Remuzzi
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