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Corriere della Sera


12/02/2006

Il virus H5N1, che in Cina, Vietnam, Indonesia ha infettato, negli ultimi anni, milioni di polli, non circola più solo in Asia. È passato in Iraq, Turchia e Grecia, adesso c'è anche in Italia.

L'hanno trovato nei cigni, ma che possa diffondersi ai polli è difficile. E dai polli all'uomo ancora di più.

In Asia c'è stata strage di uccelli, ma di uomini se ne sono ammalati pochi. Nessuno può escludere che tanti di più (migliaia?) abbiano avuto contatti col virus, ma è possibile che abbiano prodotto anticorpi e per questo non si siano ammalati. Se fosse così l'H5N1 sarebbe meno «letale» di quanto si pensava. E questa è una buona notizia.

In Turchia sono morti dei bambini, è vero, ma molti di quelli che si sono ammalati sono guariti. E i sintomi della malattia erano meno gravi che in Asia. Il virus — pare certo — sta cambiando: ha modificato di pochissimo la proteina che gli serve per attaccarsi alle cellule dell'uomo.

Così in futuro passerà più facilmente dagli uccelli all'uomo e nell'uomo potrà sopravvivere meglio, cosa che adesso gli riesce molto difficile. Nel mutare però ha perso un po' della sua «capacità di uccidere».

IL CONTAGIO
Adesso, che il virus dei polli è arrivato anche in Italia, si diffonderà?
 
Da anni i virologi sono convinti che ci sarà una nuova pandemia di influenza come è successo in Spagna nel 1918-19.

L'H5N1 è considerato un candidato possibile. Fino adesso però chi ha preso la malattia dagli animali, l'ha presa in zone rurali, dove c'è una grande promiscuità tra animali e uomo.
In Cina convivono quasi un miliardo e mezzo di persone, tredici miliardi di polli e mezzo miliardo di maiali. E i polli là si comprano vivi (e li si porta a casa vivi).

Si ammalano soprattutto quelli che ci lavorano, con i polli, che li macellano, li spennano, che gli tolgono le interiora. Ma perché il virus si diffonda è necessario che riesca a passare da uomo a uomo e questo non è detto che succeda.

I CIGNI E LE OCHE
Perché si parla solo adesso di influenza degli uccelli?
È una cosa nuova, non c'era prima? Gli uccelli sono pieni di virus, specie gli uccelli acquatici, anatre, gabbiani, oche e cigni e la maggior parte di questi virus convive con gli uccelli senza dare nessuna malattia. Sono virus dell'influenza di tipo A.

I geni del virus formano due famiglie di proteine: H (da hemagglutinin), N (da neuraminidasi). Alle due famiglie appartengono sottotipi di proteine. La famiglia H è fatta di 16 sottotipi, la N di 9. Famiglie di proteine diverse identificano virus diversi.

Finora dagli uccelli all'uomo ne sono passati tre tipi soltanto: H1, H2, H3. Sono questi che hanno causato pandemie. Quella di spagnola era di H1N1, l'asiatica del 1957-58 era di H2N2, quella di Hong Kong del 1968-69 era di H3N2.

L'EPIDEMIA
Che differenza c'è tra l'influenza normale e quella degli uccelli?
All'epidemia di influenza dell'uomo siamo abituati. In Italia si ammalano ogni anno fino a 5 milioni di persone e ne muoiono 500 o forse 1000.

In tutto il mondo sono centinaia di milioni le persone che si ammalano di influenza e ne muoiono quasi mezzo milione ma sono pazienti anziani, qualche volta molto anziani, persone fragili, ammalate.

La pandemia (epidemia globale) è un'altra cosa, muoiono giovani e adulti che prima erano sani, quelli che sono morti di spagnola in media avevano 30 anni. Queste persone muoiono di una forma di polmonite con necrosi (morte delle cellule) e emorragia dei polmoni.

È una polmonite che non trae vantaggio dagli antibiotici. Nel 1918 si moriva 7- 9 giorni dopo aver contratto la malattia. Ci sarebbe abbastanza tempo per curarsi con farmaci antivirali, se ce ne fossero, e se fossero efficaci.

LA STORIA DEL VIRUS
Quando comincia la storia dell'H5N1?
È un virus che circola negli uccelli dal 1950. Ha cominciato a uccidere negli ultimi 8 anni, ha fatto strage di polli, milioni, in Asia (Cina, Cambogia, Sud Corea, Thailandia, Vietnam, Giappone, Indonesia e Laos) tra la fine del 2003 e l'inizio del 2004.

L'epidemia si è diffusa rapidamente in tutta l'Asia, da lì è passata in Turchia e all'Europa dell'Est, e in questi giorni il virus è arrivato in Africa (Nigeria).

H5N1 in qualche caso ha infettato l'uomo, tutte persone che erano a contatto diretto coi polli: 166, fino al 9 febbraio, in Vietnam, Thailandia, Cambogia, Indonesia, Cina, Turchia, Iraq. Ne sono morti 88. Erano persone giovani che prima erano sane.

È allarmante il fatto che il 50% delle persone che si ammalano di H5N1 muore. Consola invece, il fatto che per H5N1 non è facile infettare l'uomo (per eliminare 140 milioni di polli servono migliaia di persone, pochissimi di loro si sono ammalati).

IL PASSAGGIO
C'è mai stata evidenza di trasmissione da uomo a uomo?
Forse sì. Una bambina di 11 anni che giocava e ha persino dormito vicino a dei polli è morta e pare abbia trasmesso la malattia alla mamma che non aveva avuto contatto coi polli. Ma non basta per essere sicuri che il virus possa passare davvero da uomo a uomo.

Gli esperti sospettano che ci siano stati altri casi di trasmissione da uomo a uomo in Thailandia, Indonesia e Vietnam, per esempio, ma è sempre successo all'interno delle stesse famiglie. Per adesso evidenze che il virus possa diffondersi al di fuori della famiglia di persone colpite non ce ne sono.

Il virus che è arrivato in Turchia era un po' diverso – mutato dicono i medici – rispetto a quello dell'Asia. Così almeno in teoria potrebbe adattarsi all'uomo più facilmente. Per fortuna però i sintomi dell'influenza aviaria in Turchia sono stati meno gravi che in Asia.

Vuol dire che nel suo continuo mutare il virus passerà più facilmente dai polli all'uomo, ma col tempo potrebbe perdere, almeno un po', la sua capacità di uccidere.

LA PANDEMIA
C'è davvero rischio di pandemia?

Per la pandemia servono 1. un nuovo virus 2. che sappia infettare l'uomo 3. che si diffonda rapidamente da uomo a uomo. L'H5N1 ha certamente i primi due requisiti (è nuovo, ha infettato più di cento uomini e ne ha ucciso la metà). La terza condizione non c'è o c'è poco per adesso.

Certo, se il virus continuerà a circolare negli uccelli per anni, ci potrebbero essere le condizioni per la trasmissione da uomo a uomo.

IL PERICOLO
Quanto ci dobbiamo preoccupare?
C'è tra gli esperti chi ritiene che se il passaggio da uomo a uomo doveva succedere sarebbe già successo. Ma la possibilità di una pandemia di H5N1 non deve essere sottovalutata. Ci si deve preparare perché se non succederà con questo virus, potrebbe succedere con un altro.

I CONTROLLI
Come si può evitare che adesso l'influenza provochi anche da noi morie fra i polli, come è successo in Asia?
Il Ministero ha dato tutte le disposizioni perché non si importino animali infetti, per come sorvegliare gli animali, per quali esami di laboratorio fare. C'è scritto anche come devono essere gli allevamenti e cosa si deve fare per evitare che il contagio si diffonda (che è soprattutto pulizia e disinfezione).

In Olanda e Germania il Governo vuole che gli allevatori tengano i polli in recinti, chiusi e coperti. È una precauzione che dovrebbero adottare tutti.

In Italia non c'è una disposizione in questo senso anche se di fatto i grandi allevamenti sono al coperto. Ma non bisogna abbassare la guardia, sorvegliare gli animali resta un'assoluta priorità.

La battaglia contro l'influenza dei polli non si vince cercando di proteggere l'uomo, ma eliminando gli animali infetti evitando che altri si ammalino.

LA PREVENZIONE
C'è un vaccino per i polli? Sì, è commercializzato ed è efficace. In Italia, al momento, vengono vaccinati i polli vicini alle zone più a rischio di contagio (quelli del Veneto, per esempio).

Secondo l'Organizzazione Mondiale per la salute degli Animali, una volta accertati i primi casi, gli animali potenzialmente esposti al contagio andrebbero vaccinati tutti. Questo vuol dire procurarsi scorte di vaccino sufficienti.

Adesso c'è una tecnica nuova messa a punto da ricercatori dell'Università di Pittsburgh che consente di preparare il vaccino in un mese grazie all'ingegneria genetica. Questo vaccino nei topi e nei polli funziona molto bene, molto meglio di quelli di prima (fa formare anticorpi che impediscono al virus di attaccarsi alle cellule dell'uomo, non solo, ma stimola la produzione di certi globuli bianchi che attaccano direttamente il virus).

Fra l'altro, i vaccini di prima, per essere messi a punto, avevano bisogno di mesi di lavoro. Questo, il dottor Gambotto, l'ha preparato in 36 giorni).

IL VACCINO
Funzionerà anche nell'uomo?
Quasi certamente. C'è da considerare però che se il virus dovesse trasmettersi da uomo a uomo cambierebbe le sue caratteristiche. Finché questo non succede, chi deve preparare il vaccino non ha abbastanza elementi per poterlo fare ma la tecnica messa a punto dai ricercatori di Pittsburgh in questi giorni è molto promettente, preparare un vaccino sarà d'ora in poi questione di poche settimane.

I BAMBINI
Una volta disponibile, il vaccino sarà per tutti?
Si dovrà cominciare da chi lavora a contatto con gli animali, dagli operatori sanitari, da chi lavora in comunità di assistenza (di bambini, anziani, ammalati). Non si può dire se ci sarà abbastanza vaccino per tutti e quanto costerà finché non ne avremo uno.

I FARMACI
E se intanto qualcuno si ammala, cosa fare?
I farmaci antivirali funzionano? Amantadina e Rimantadina, no. Oseltamivir (Tamiflu) e Zanamivir (Relenza) funzionano bene contro H5N1 in modelli animali, ma non è detto che siano efficaci per l'uomo. Da evidenze indirette si sa che comunque andrebbero presi entro 48 ore dall'insorgenza dei sintomi, dopo non serve. In un caso recente di malattia da H5N1, in Asia, il Tamiflu non è servito.

È sicuro invece che l'impiego del Tamiflu crea resistenze. Ecco perché la corsa al Tamiflu è assolutamente ingiustificata. Sarà il Ministero a dare indicazioni di comportamento alla popolazione qualora fosse necessario, man mano che si capirà se e in che forma il virus arriva all'uomo. (E non sarà compito facile perché da una parte l'Organizzazione Mondiale della Sanità - The Writing Committee of the WHO Consultation on Human Influenza A/H5 del 29 settembre 2005 -raccomanda di trattare con farmaci antivirali chi si sospetta abbia contratto l'infezione, nell'attesa degli esami di laboratorio. Che vorrebbe dire avere grandi scorte. Si sa però che più persone si trattano, più il virus diventa resistente).

LE CURE
Il vaccino contro l'influenza stagionale protegge anche dall'influenza dei polli?
No. Ma il sistema immune di chi ha avuto più occasioni di incontrare virus dell'influenza – o attraverso la vaccinazione o perché ha preso l'influenza - è più preparato a riconoscere questi virus come estranei e a eliminarli.

GLI OSPEDALI
Il nostro Sistema Sanitario è preparato ad affrontare un'epidemia fra uomini?

L'organizzazione che è stata creata in Italia per l'Aids - che è basata soprattutto sui laboratori e sui centri di malattie infettive degli ospedali pubblici - è pronta per virus degli uccelli come per qualunque altro agente infettivo che possa diffondere rapidamente da uomo a uomo. Nel caso della SARS il sistema ha retto molto bene.

IL POLLO E LE UOVA
E ciascuno di noi può fare qualcosa?
Dobbiamo eliminare pollo e uova dalla tavola? No. L'influenza aviaria non si prende con gli alimenti, nemmeno se fossero infetti (a contatto col pH acido – come quello dello stomaco – il virus si inattiva), si prende per via aerea.

Il virus arriva ai polmoni dalle vie respiratorie e lì fa il danno. Comunque pollo (e tacchino) acquistati in macelleria o al supermercato sono sicuri e, in Italia, hanno tanto di bollino di garanzia del Ministero. Certo prima di preparare da mangiare bisogna lavarsi bene le mani (non solo per il virus dei polli). E pollo e uova vanno cotti (il virus a 70°C muore).

Non mangiare uova crude è buona regola, non tanto per proteggersi da H5N1, ma soprattutto per non prendere la salmonella o altri batteri per esempio il campylobacter che possono contaminare le uova e se ingeriti dare malattie qualche volta anche gravi.

Giuseppe Remuzzi

 

 
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Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2012 19.17.36 CEST