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Il prezzo della salute

Corriere della Sera, Lombardia


30/12/2006

Una volta c'era il servizio sanitario nazionale (s'è fatto con la legge 833 del 1978). L'idea veniva dall'Inghilterra.
Il governo, attraverso le tasse, garantiva a tutti di potersi curare indipendentemente dal reddito e lo faceva – almeno in teoria - chiedendo ai medici di famiglia e quelli dell'Ospedale di collaborare ad un unico progetto.

Poi le cose sono cambiate. I medici degli Ospedali hanno cominciato a lavorare anche nelle cliniche private, qualcuno l'attività privata la faceva in Ospedale.

Se si allungano le liste dell'Ospedale è facile indirizzare l'ammalato ad attività private, là quello che serve lo si può avere subito, ma si paga.
Fino a 600 milioni di Euro solo a Milano, in un anno.

C'è nulla che si possa fare? Tre cose, almeno

  1. Organizzare meglio l'attività degli Ospedali.
    Non deve più succedere che per una TAC - magari perché si sospetta un tumore - si debbano aspettare mesi (ma se uno paga la può fare in giornata nello stesso Ospedale).
    Per le liste d'attesa, la Regione, ha messo buone regole e si potrebbe fare anche meglio, semplificandole.
    Chi è davvero malato non deve aspettare, certo, ma per i piccoli disturbi, anche se si aspetta, non succede niente.
    E tante volte il disturbo passa da solo.
  2. Bisogna chiedersi se davvero tutte queste prestazioni servono.
    E gli ammalati dovrebbero chiederlo al medico di famiglia, e farsi consigliare (una volta c'era la fila per togliere le tonsille, chi doveva aspettare si lamentava, oggi le tonsille non si tolgono più, non serve).
  3. Le strutture private si fanno pubblicità, quelle pubbliche lo fanno poco o mai.
    "A Milano tutti i cittadini possono trovare una risposta adeguata anche con il servizio sanitario nazionale" dice Mobilia.
    Probabilmente è vero, ma tanti non lo sanno.

Due anni fa ottomila dottori fra i più bravi degli Stati Uniti hanno scritto di volere anche loro un sistema sanitario nazionale basato su fondi del governo e che fosse per tutti.
Era per sostituirlo a quello di adesso, fondato sul libero mercato e sulle assicurazioni (che ha costi altissimi, qualità delle cure che peggiora, e sempre più persone senza nessuna assistenza).

La riforma che hanno proposto assomiglia moltissimo alla nostra del ‘78. Da noi dopo trenta anni è tempo di un'altra riforma.
Tutti dovrebbero avere tutto quello che serve (come per la 833), ma - ci si dovrebbe aggiungere - solo quello per cui c'è davvero evidenza di efficacia.

E il servizio sanitario dovrebbe pagare solo per quello (farmaci e procedure) che a parità di risultati costa meno. Così i soldi basterebbero.
Per tutto il resto, se uno vuole pagare, va benissimo.


Giuseppe Remuzzi

 

 
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Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2012 19.22.24 CEST