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La propaganda e i pazienti

Corriere della Sera - Lombardia


11 marzo 2006

Più di 500 medici di medicina generale in Lombardia avrebbero prescritto troppi farmaci. Ma perché un medico prescrive troppo?

1.Troppi farmaci e troppa pressione per venderli. L'industria del farmaco è per volume d'affare fra le prime del mondo, prima ancora dell'industria del petrolio. Per mantenere il profitto serve che ciascuna lanci ogni anno 25-34 nuovi prodotti e non sono quasi mai davvero nuovi. Così il medico fa fatica ad orientarsi, ma ci pensa la propaganda. In Italia 30.000 informatori incontrano 8-10 medici ciascuno al giorno. Ma è informazione di parte. Nemmeno ai congressi c'è informazione indipendente: organizzano le società scientifiche, ma paga l'industria (per l'organizzazione, e viaggio e soggiorno ai medici che ci vanno).
2. C'è l'idea che qualunque disturbo possa essere curato con i farmaci. Si prescrive, per esempio, per correggere cattive abitudini di vita. Farmaci per curare malattie dei polmoni di chi fuma, o per proteggere lo stomaco di chi mangia troppo e male e beve alcol, o tranquillanti anche agli anziani, anche solo per tenerli tranquilli. Perfino gli antibiotici vengono usati male, per esempio, per chi ha l'influenza, che invece guarisce da sola. Oggi si danno farmaci per abbassare il colesterolo a chi ha il colesterolo normale e per la pressione anche se è normale. Ci sono studi, è vero, che dimostrerebbero che un colesterolo meno che normale è meglio, e vale per la pressione, ma non basta per dare questi farmaci a tutti.
3. Chi non prescrive ha poco successo con gli ammalati. Il medico davvero bravo prescrive poco, dedica abbastanza tempo agli ammalati e li sa convincere che certi disturbi passano da soli. Ma la maggior parte degli ammalati non ci sta. Per loro è bravo solo chi prescrive, e più prescrive e più è bravo. Così i medici finiscono per accontentarli questi ammalati, un po’ perché si fa prima, un po' perché se no li perderebbero.

Come rimediare? Con più spirito critico nei confronti della propaganda e anche di quanto si sente ai congressi (specie se quel simposio è sponsorizzato da quella ditta ed enfatizza solo i vantaggi di quel farmaco). E poi, si dà un farmaco solo se ci sono evidenze che è efficace, e fra farmaci uguali si sceglie quello che costa meno, e quando c' è il generico. Ma è ora di chiedere anche gli ammalati di fare la loro parte. Oggi informazione ce n'è per tutti, ma anche gli ammalati devono avere spirito critico. Non c'è un farmaco per tutti, non per il bambino iperattivo, non per chi ha poca memoria, e se qualche volta si è giù di morale, pazienza. Il rischio di finire fra i “ depressi” e dover prendere farmaci per tutta la vita non lo si deve correre, per nessuna ragione.


Giuseppe Remuzzi

 

 
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Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2012 19.23.39 CEST