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Più pulizia sulla ricerca clinica
Il Sole 24 Ore Sanità
23/29 maggio 2006
Da quando la medicina ha deciso di abbondare le impressioni e di basare i suoi interventi sulle
evidenze, è diventata fondamentale la ricerca clinica.
È infatti lo studio fatto sui pazienti, in numero tale da consentire analisi statistiche,
quello definitivo per validare l'impiego di un farmaco o di qualsiasi intervento non farmacologico.
È chiaro che l'accesso alla ricerca clinica deve essere preceduto da un insieme di ricerche di
laboratorio che giustifichino lo studio nell'uomo. Ancora oggi é impensabile la ricerca clinica su
di un nuovo farmaco senza un'adeguata sperimentazione nell'animale da laboratorio, impiegando
possibilmente più speci.
La ricerca clinica è egemonizzata dallo studio del farmaco, ma non si deve dimenticare che
dovrebbe essere condotta per stabilire l'efficacia di ogni intervento. È, ad esempio, molto carente
la ricerca chirurgica per confrontare due procedure volte a correggere la stessa patologia. Molto
carente è anche la ricerca sui dispositivi medici. Si continuano ad inserire nella pratica medica
varianti di pace-makers, di respiratori, di endoscopi, spesso molto costosi, senza che siano stati
sperimentati in modo adeguato per valutarne il rispettivo rapporto beneficio-rischio.
Più frequente è invece l'impiego delle varie fasi della ricerca clinica sui farmaci, che
monopolizza la stragrande maggioranza dei trial controllati. Richiedendo l'impiego di soggetti sani
o di pazienti volontari la ricerca clinica ha subito nel tempo molte restrizioni.
Nei paesi industrializzati ogni studio clinico richiede l'autorizzazione di un comitato etico
formato da medici e da laici che non devono avere conflitti di interesse. In Italia esistono oltre
200 comitati etici, che hanno il compito di verificare la legittimità della ricerca ed in
particolare il consenso informato, un documento che deve riassumere in termini comprensibili per
chi partecipa alla ricerca i rischi a cui va incontro.
Nonostante tutti i progressi compiuti sul piano tecnico ed etico, esistano ancora alcuni
aspetti della ricerca clinica che possono e devono essere migliorati.
Anzitutto va condannato e bloccato ogni tentativo di ricorrere per la sperimentazione clinica
ai paesi in via di sviluppo, a meno che la ricerca, non sia legata a malattie tipiche di quei
paesi. Unico scopo di questi tentativi, infatti, é ottenere risultati in tempi più brevi e a costi
più bassi. Alcuni episodi di ricerche non autorizzate in paesi africani rappresentano un
intollerabile aggiramento delle regole ed un insulto alla ricerca scientifica.
In secondo luogo si deve far in modo che i risultati di tutte le ricerche siano resi
pubblici. La tendenza a favorire solo la pubblicazione dei risultati positivi è un disservizio reso
ai pazienti e a tutti coloro che operano per la salute e devono prendere decisioni a vari livelli.
Il non pubblicare i dati negativi riduce la capacità di critica ed amplifica l'effetto della
propaganda.
In terzo luogo troppe ricerche cliniche vengono realizzate non per stabilire il valore
aggiunto di un nuovo farmaco, ma semplicemente per dimostrarne l'equivalenza o la non-inferiorità
rispetto a farmaci già esistenti per le stesse indicazioni. In questo modo si utilizzano i pazienti
come se fossero degli “oggetti” utili a far sì che un nuovo farmaco possa essere immesso nel
mercato senza necessariamente offrire loro alcun vantaggio documentato. È perciò necessario che sia
le autorità regolatore sia i comitati etici abbandonino atteggiamenti permissivi ed esigano che
ogni sperimentazione abbia il fine, anche se non può essere sempre raggiunto, di stabilire la
utilità di un nuovo trattamento in termini di un maggiore beneficio o una minore tossicità.
Infine occorre incrementare la ricerca indipendente, quella che è pensata, condotta e
valutata da gruppi di ricercatori appartenenti ad istituzioni accademiche non-profit per evitare il
chiaro conflitto di interesse degli studi clinici condotti direttamente dall'industria
farmaceutica.
Per far conoscere e discutere questi ed altri problemi della ricerca clinica l'Unione Europea
a partire da quest'anno ha dichiarato “clinical day” il giorno 20 maggio, una giornata dedicata a
tutti coloro che vogliono essere più partecipi e corresponsabili dei progressi della medicina.
Silvio Garattini
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