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La sanità da cambiare

Corriere della Sera - Lombardia


28/02/2006

Carlo Lucchina, il Direttore Generale della Sanità, ha spiegato che a Milano e in Lombardia tantissimi (forse l'80%) di quelli che vanno al pronto soccorso degli Ospedali potrebbero farne a meno. E quanti di quelli che si rivolgono agli Ospedali per un esame radiologico o una ecografia potrebbero farne a meno? E poi, l'esito dell'ecografia – per fare un esempio - è assolutamente dipendente dalle capacità dell'operatore. Ma se un esame non serve, - o perché non c'è indicazione a farlo, o perché è fatto dalla persona sbagliata – forse non è nemmeno giusto che la Regione paghi la prestazione.

Da qualche tempo si sa che nel sospetto di un cancro alla prostata, se uno fa un test per la diagnosi precoce (quello che i medici chiamano PSA) vivrà esattamente come chi non fa nessun test. Vale per il PSA e per tanti altri esami. Quanti esami inutili si fanno in Lombardia? Un lavoro dell'Istituto Mario Negri dimostra che la maggior parte dei nuovi farmaci antitumore sono stati approvati sulla base di studi che non consentono di valutare l'efficacia a lungo termine.
Uno si aspetta che farmaci così siano poco utilizzati. No, per questi farmaci la Regione spende tantissimo. Anche certi interventi, anche chirurgici, sono inutili (tante coronarografie, per esempio, e certi by-pass multipli al cuore). Lucchina dice - per il pronto soccorso - che molto potrebbe essere fatto fuori dagli Ospedali.
Ha ragione, ma ci vorrebbe un progetto che coinvolga tutte le strutture di una stessa Provincia, pubbliche e private (ancora oggi, in Lombardia ci sono Ospedali che a pochi chilometri di distanza fanno le stesse cose). Di più, un progetto così (qualcosa di simile e di grande interesse si sta facendo a Ravenna) va fatto insieme ai medici di famiglia, che però vanno messi in condizione di lavorare bene. Se il medico di famiglia parla con i suoi ammalati – e medici così a Milano e in Lombardia ce ne sono tanti - e qualche volta li visita, loro al pronto soccorso non ci vanno. E poi medici, infermieri, e chi governa la sanità dovrebbero lavorare per obiettivi comuni.
Ne basta uno, per partire: dare con i soldi che ci sono, la migliore assistenza a chi è davvero malato. Non tutto a tutti, insomma, ma tutto quello che serve - e solo quello - a chi ha più bisogno. E poi vanno verificati i risultati (oggi si dice ‘qualità delle cure’). La Lombardia in questo senso potrebbe fare scuola, è una sfida difficile ma, se decide di farlo, la Lombardia lo può fare. Le competenze ci sono. Se ci si dovesse riuscire, forse, invece delle prestazioni, un giorno, si potranno rimborsare le buone cure.

Giuseppe Remuzzi

 

 
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Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2012 19.29.48 CEST