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Tutti i dubbi della scienza sul cammino del virus
Corriere della Sera
27/02/2006
Il 2005 sarà ricordato (c'è su Nature Immunology di questo mese) come l'anno dell'influenza
degli uccelli. I governi di tutto il mondo l'hanno messa tra le priorità, e per
l'Organizzazione Mondiale della Sanità (il documento è del 23 dicembre 2005) l'influenza degli
uccelli è al primo posto fra le preoccupazioni di salute.
E sì che, per adesso, evidenze di trasmissione del virus H5N1 da uomo a uomo non ce ne sono.
Ma c'è il rischio, anche se non è affatto sicuro, che i geni del virus si mescolino con quelli di
altri virus influenzali e possano dare origine ad un virus diverso, capace di passare facilmente da
uomo a uomo. E ci sono tante altre cose ancora che non sappiamo dell'H5N1. Non è nemmeno sicuro che
siano gli uccelli migratori a diffondere il virus.
L'epidemia non ha seguito veramente le vie della migrazione. Fosse stato così, in autunno
avrebbero dovuto esserci epidemie in India, in Medio Oriente e in Africa, ma questo non è successo.
E non sono stati gli uccelli migratori ad aver portato il virus dal Tibet alla Cina, ma le attività
commerciali e altre attività, comprese le più strampalate (a Bruxelles c'è stato il caso di un
uomo, fermato all'aeroporto con due falchi infetti, che stavano nel bagaglio a mano, era un
contrabbandiere, li aveva presi al mercato degli uccelli di Bangkok, per venderli, a un falconiere
per la caccia). L'esperienza dell'Asia ha insegnato che se non si importano polli infetti dai paesi
vicini – come hanno fatto Corea del Sud e Malesia, – l'influenza ai polli non arriva. Così pare che
faccia più male il commercio che non gli uccelli migratori. Salvo che, in un lago della Mongolia,
lontano da tutto, sono morti di H5N1 più o meno 100 fra anatre, oche, gabbiani e cigni. Lì non
c'era commercio di polli. Insomma come si diffonda il virus non è ancora chiaro.
E c'è molto altro da capire. Se H5N1 possa infettare gli animali domestici, per esempio, e se
questi possano diffondere l'infezione. Un lavoro pubblicato su Science un paio d'anni fa, faceva
vedere che gatti infettati apposta col virus H5N1 si ammalano - e qualcuno muore - con lesioni al
polmone uguali a quelle che si vedono nell'uomo. In Asia cani e gatti che vivevano vicino ad
allevamenti di polli qualche volta avevano anticorpi contro H5N1 (il lavoro non è ancora
pubblicato). Vuole dire che avevano avuto l'infezione o quanto meno erano stati a contatto con il
virus. Servono altri studi, ma la possibilità che il virus possa passare dai polli ai cani o ai
gatti e diffondersi, va tenuta presente. Un altro punto un po' misterioso è perché il virus dei
polli, che da due anni a questa parte mentre attraversava il Sud Est dell'Asia ha continuato a
modificare un po' i suoi geni, adesso che si avvicina all'Europa sembra non mutare più. Può anche
darsi che a forza di cambiare il virus diventi meno pericoloso, ma anche su questo si sa troppo
poco. Intanto la preoccupazione che l'infezione potesse diffondersi ha avuto effetti positivi.
Si sono messi a punto - almeno nei paesi più avanzati - sistemi molto efficaci di
sorveglianza degli animali, ci sono oggi laboratori in tutta Europa, e in Italia, capaci di
diagnosticare la presenza del virus (nell'animale e nell'uomo) molto rapidamente, si sono
perfezionati i metodi per preparare vaccini in tempi brevi.
Cosa dire alla gente? Forse è meglio stabilire cosa non dire. Che “non c'è problema”? No, il
problema c'è, ed è serio: anche la “spagnola” (che tra il 1918 e il 1919 ha fatto tra 20 e 50
milioni di morti) veniva dagli uccelli. Ma i passi avanti fatti in questi cento anni nel prevenire,
diagnosticare e curare le malattie infettive sono tali che, anche ammesso che l'epidemia arrivi, il
mondo adesso è preparato. Oggi abbiamo armi per difenderci, allora no. Per adesso la cosa più
preoccupante è il crollo dei consumi di pollo, assolutamente ingiustificato.
Perché in Italia le vendite si sono ridotte del 70% e nel resto d'Europa solo del 20%?
Compromettere in modo così grave l'economia di un settore cruciale è responsabilità di ciascuno di
noi. Le conseguenze in termini di disoccupazione e di costi per lo Stato sono enormi, e alla fine
molti ci rimetteranno, anche in salute. Questo è sicuro. Se il virus saprà passare da uomo a uomo e
se si diffonderà, no.
Giuseppe Remuzzi
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