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Se impareremo a far ricrescere gli organi

Corriere della Sera


18/06/2006

Un lavoro appena pubblicato offre lo spunto per parlare della capacità di organi e tessuti dell'uomo a rigenerarsi. Andrea Remuzzi e i suoi collaboratori al Mario Negri di Bergamo hanno dimostrato che il trattamento con un farmaco che appartiene alla categoria degli ACE-inibitori (si usano, di solito, per abbassare la pressione) è capace di riparare il rene.

Negli animali il tessuto malato almeno in parte si rigenera, e si formano nuovi capillari. Questi studi aprono una prospettiva nuova: per anni si è lavorato per rallentare la progressione delle malattie renali, da oggi si dovrà pensare alla possibilità di far regredire il danno. Ma com'è che un organo può ripararsi? Ed è una faccenda del rene o si applica ad altri organi? Nel rene, come in tanti altri organi, ci sono cellule staminali che possono, se si blocca l'angiotensina II, concorrere alla formazione di nuovi capillari. Ma le cellule che riparano il rene forse vengono dal midollo osseo, là ci sono cellule capaci di formare endotelio (il rivestimento interno dei capillari) e si sa già che farmaci che bloccano l'azione dell'angiotensina II aumentano i progenitori delle cellule endoteliali nel sangue degli ammalati di diabete.
È così, probabilmente, che questi farmaci proteggono da scompenso e infarto del cuore. Anche nel cuore ci sono cellule staminali, capaci di rinnovarsi, sanno dar vita a cellule muscolari (quelle che consentono al cuore di contrarsi) e cellule endoteliali. Se uno le inietta nel cuore di animali con l'infarto queste cellule riparano il danno. Sono studi straordinari di un ricercatore italiano, Piero Anversa che lavora a New York.
Ma se gli organi hanno tutto quello che serve per rigenerarsi che senso ha tutta la ricerca che si sta facendo sulle cellule staminali che si useranno per riparare organi e tessuti? E le discussioni se debbano essere staminali adulte, o fetali, o embrionali? Già, nessuno può escludere che fra qualche anno ci si renda conto che la strada per guarire le malattie non è quella di prendere cellule staminali e iniettarle lì dove ci sono danni, ma di favorire la capacità che hanno i nostri organi a rigenerarsi da soli.

C'è formazione di nuove cellule nervose perfino nel cervello (sono cellule che cominciano a moltiplicarsi man mano che altre, danneggiate, vengono eliminate) e in regioni speciali come il bulbo olfattivo, per esempio, e l'ippocampo, che è poi la zona della memoria. Ed è straordinario pensare che proprio lì, quando serve si possano formare nuovi neuroni, e che possa succedere anche nell'adulto. Mobilizzare le cellule staminali che ci sono già nel rene, nel cuore, nel fegato (e che forse sono lì proprio per poterli riparare, se serve) è possibile. Nel cuore, Piero Anversa è riuscito a farlo con fattori di crescita diversi incluso quello che assomiglia all'insulina. Insomma la ricerca va avanti, in fretta.
E mentre filosofi e bioetici discutono su quello che si può o che non si può fare, chissà che non siano ancora gli scienziati a trovare soluzioni che evitino l'impiego di cellule embrionali.

Giuseppe Remuzzi

 

 
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Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2012 19.31.12 CEST