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Servizi e salute
Corriere della Sera - Lombardia
06/12/2006
In Lombardia un ammalato su tre sceglie la clinica privata.
“Così si risparmia”. Allora perché non proseguire su questa strada? Perché non investire
sempre di più nel privato e sempre meno nel pubblico?
La Lombardia ha puntato sul mercato, s'è deciso per la libertà di scelta del cittadino.
Così si sono messi in competizione Ospedali pubblici e cliniche private.
Ma la logica del mercato si applica poco all'”impresa” di salute, per lo meno a quella
pubblica.
Impresa è attività economica volta alla produzione di beni e servizi.
Quella che produce salute, però, non dovrebbe lavorare per aumentare il fatturato, ma per
ridurlo (che vuol dire ridurre il numero di interventi chirurgici alle coronarie o di protesi
dell'anca o per diminuire il numero di ammalati che hanno bisogno di dialisi).
Si può, se li si cura prima.
Il privato invece vorrebbe sempre aumentarlo il fatturato, anche nel campo della salute, e non
può che essere così.
Questo aiuta a capire perché il servizio sanitario degli Stati Uniti costa tantissimo, e ai
cittadini - a meno che non paghino – dà pochissimo.
Un altro esempio. Per avere un buon gruppo di neurochirurgia - che sappia curare malattie
gravi e gravissime - servono capacità tecniche, tante conoscenze e anni di lavoro insieme.
Per metterlo in crisi, basta non aggiornare le apparecchiature più costose (“non rende”) o
anche solo che un bravo chirurgo e un bravo anestesista lascino l'Ospedale per una clinica privata
(“lo Stato spende milioni di euro per formare un bravo chirurgo, e poi questo, non solo gli lavora
part-time, ma va a fargli concorrenza in case di cura”).
È la logica del mercato. C'è modo di conciliare mercato e esigenze degli ammalati più gravi,
quelli che ancora oggi, in Lombardia, vengono curati negli Ospedali pubblici? Forse sì.
Si potrebbe fare un grande progetto che veda lavorare insieme - partendo dalle esigenze degli
ammalati di un determinato territorio - Ospedali, cliniche private e medici di famiglia, non per
competere, ma perché ciascuno faccia quello che sa fare meglio.
Fra l'altro si risparmierebbe.
Oggi, per competere, si fanno le stesse cose a pochi chilometri di distanza in strutture
diverse.
Ma per far partire un progetto così serve sapere:
- quanti degli interventi che si fanno oggi sono davvero necessari;
- che risultati ci sono, cioè si guarisce di più nel pubblico o nel privato? e in che pubblico? e
in che privato? e di quali malattie?
La libera scelta c'è anche nelle altre regioni. Quello che la Lombardia potrebbe fare, e che
finora non ha mai fatto nessuno, è dare a chi sceglie gli strumenti per scegliere bene.
Giuseppe Remuzzi
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