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Sperimentazione animale: vantaggi e limiti di un modello dell'uomo
The Lancet, ed. Italiana
marzo 2006
Si è intensificata in questi ultimi tempi una campagna mediatica contro la sperimentazione
animale.
Ciò che è interessante osservare, rispetto al passato, è un graduale passaggio da ragioni di
carattere etico a obiezioni di tipo scientifico.
In altre parole si sostiene che eseguire uno studio impiegando animali significa utilizzare
una metodologia antiquata, ormai non più percorribile alla luce dei progressi della scienza
moderna.
Per capire quali siano i vantaggi ed i limiti della sperimentazione animale, definita spesso
vivisezione per suscitare risposte emotive, è necessario introdurre il concetto di modello.
Occorre anzitutto premettere che i risultati ottenuti negli animali non sono direttamente
trasferibili all'uomo: sarebbe troppo semplice.
Gli animali si utilizzano come “modelli” dell'uomo perché pur essendo diversi hanno molte
cose in comune.
Come l'uomo i mammiferi sono dotati di un cuore che fa circolare il sangue per portarlo agli
organi: fegato, reni, intestino, cervello, ecc.
hanno molte similarità con gli stessi organi dell'uomo.
Come l'uomo gli animali hanno un sistema endocrino, un sistema nervoso periferico nonché
analoghi recettori, neurotrasmettitori e mediatori chimici.
La mappatura dei geni e la struttura delle proteine hanno pure rivelato notevoli somiglianze.
Ciò giustifica il termine di “modello”.
Infatti non è altro che quello che si fa in tanti altri campi: se si deve costruire una diga
non lo si fa direttamente, ma attraverso simulazioni di grandezza diversa realizzate in
laboratorio; se si deve costruire un aeroplano non ci si mette direttamente a farlo in una
fabbrica, ma si costruiscono prima modelli da sottoporre a prove di vario tipo.
È chiaro che i modelli non sono mai perfetti.
Il fatto che si possano migliorare non diminuisce la loro necessità.
Ritornando ai farmaci è importante ricordare che non esistono farmaci innocui, ma prodotti
che accanto a quelli benefici producono sempre effetti tossici.
Oggi, salvo il caso ricordato della talidomide, che in seguito ha permesso di migliorare le
prove di tossicità, abbiamo ancora effetti tossici ma non più di grande frequenza; anche nel caso
della cerivastatina e del rofecoxib si tratta di effetti gravi, ma relativamente rari che non
possono essere previsti dalla sperimentazione animale.
Essi richiedono altri interventi – oggi ancora allo stato rudimentale – che vanno sotto il
nome di farmacovigilanza.
È certamente vero che vi sono centinaia di morti in rapporto alla somministrazione dei
farmaci, ma quanti sono coloro che vengono salvati?
Il rapporto è largamente positivo e ciò è dovuto al fatto che la sperimentazione animale
permette di scartare molti farmaci prima che questi arrivino all'uomo; e d'altra parte,
storicamente questo tipo di sperimentazione ha permesso di predire l'efficacia di molti farmaci:
dall'insulina ai cortisonici, dagli antibiotici agli anestetici, dagli antiulcera alle statine.
Genetica, culture in vitro, metodi statistico–epidemiologici, simulazioni al computer sono
tecniche di ricerca che sono preponderanti nella maggioranza dei laboratori biomedici.
Tuttavia se l'animale con la sua complessità non è l'uomo, pensare di trasferire all'uomo i
risultati ottenuti su poche cellule in provetta non può essere che frutto di una visione ingenua
della ricerca.
Chi mai potrà arrischiarsi – salvo rare eccezioni – a sperimentare nell'uomo farmaci studiati
solo in vitro senza alcuna verifica in vivo?
ECVAM è il centro dell'Unione Europea cui è stato dato l'incarico di stabilire se esistano
metodi alternativi ai test eseguiti sugli animali e se gli stessi risultino più predittivi in
termini di tossicità riferita all'uomo.
Il centro è attivo da molti anni, ma è stato recentemente potenziato per far fronte ai
problemi associati alla controversa normativa CEE nota con l'acronimo “ REACH” (Registration
Evaluation and Authorization of Chemicals).
Tale normativa prevede che gli oltre 30.000 prodotti chimici non registrati e presenti sul
mercato debbano rientrare nell'ambito dei parametri stabiliti da REACH e quindi se ne debba anche
valutare la tossicità.
È importante mettere subito in chiaro che la normativa spaventa i gruppi contrari alla
sperimentazione animale, che prevedono un forte aumento dell'utilizzo di animali (5.000-12.000
animali per i test tossicologici associati a ciascun prodotto chimico non registrato), ma spaventa
ancora di più l'industria chimica che prevede costi aggiuntivi valutabili tra i 5 ed i 10 miliardi
di euro!
La normativa REACH sarà operativa nel 2009 per i test di tossicità acuta e a breve termine e
nel 2013 per i test di tossicità cronica.
I ricercatori non sono aguzzini: sono anzi molto attenti a evitare, quando sia possibile,
stress e sofferenze agli animali da esperimento utilizzando le tecniche meno traumatiche e, quando
necessario, impiegando analgesici.
Fra l'altro, è la stessa riuscita dell'esperimento che richiede che gli animali non soffrano,
per evitare che vengano alterate le reazioni dell'organismo ai farmaci che si vogliono
sperimentare.
Noi ricercatori riteniamo che gli animali siano ancora indispensabili per trovare farmaci più
efficaci e sicuri e coerentemente li impieghiamo, pur consapevoli del rischio di impopolarità che
questo comporta.
Coloro che sono contrari, se sono coerenti, dovrebbero evitare di utilizzare i farmaci perché
tutti, in misura maggiore o minore, hanno richiesto una sperimentazione animale.
Silvio Garattini
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