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Quella testata poteva creare grossi problemi
Corriere della Sera
14/07/2006
Chissà se Zinedine Zidane, ragazzo, tra Marsiglia e Cannes, a scuola avrà letto Honoré de Balzac
“La potenza non consiste nel colpire forte, ma nel colpire giusto”.
C'è nella Filosofia del matrimonio.
Ha colpito giusto Zidane, nel mezzo dello sterno che ai traumi resiste quasi sempre.
C'è anche il caso che si rompa lo sterno, ma è raro, rarissimo.
Capita se si fa il “massaggio cardiaco” per rianimare qualcuno.
Ci può essere contusione del cuore e danno al sistema di conduzione (è l'impianto elettrico
del cuore).
Ma non ci sono abbastanza studi per sapere quanto sia frequente, e il rapporto tra danno al
sistema di conduzione e violenza del colpo.
Ha colpito giusto Zidane, avesse colpito 5-8 centimetri sotto, poteva andar male.
Lì c'è la “bocca dello stomaco”, plesso solare dicono i medici.
Sono cellule nervose molto vicine a una arteria dell'addome, che controllano la funzione
degli organi interni, e la produzione di certi ormoni.
È vulnerabile quel punto lì.
Avesse colpito lì, “l'eroe fatto di carne e sangue” (Bernard-Henri Lévy) che con quel gesto
voleva forse tornare fra gli uomini, da idolo che era (o forse no), avrebbe ripercorso i fasti e il
dramma della lotta greca.
Lotta spietata, con un nome gentile, il Pancrazio.
Sappiamo di quella lotta per averla vista sui vasi greci (se ne vedono, ad Atene, al museo
dell'archeologia).
Una delle mosse temute era il colpo alla bocca dello stomaco, si sferrava con la testa.
Colpi leciti, allora, quelli lì, però in battaglia.
Lo furono, per esempio, a Salamina.
Qualcuno morì. Altri tempi. Oggi non si dovrebbe fare più, non negli stadi, quantomeno.
Ma è generoso Zidane. Ha aiutato tanti, e aiuta la ricerca medica.
“Lo rifarei”, avrebbe detto. Peccato.
Giuseppe Remuzzi
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