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Università più forte

Corriere della Sera - Lombardia


05/07/2006

È bello che il Presidente Napolitano abbia messo l'Università nell'agenda di Milano, abbia ascoltato i rettori e dato degli indirizzi. ‘
L'Università non va riformata ad ogni cambio di governo'.
Verissimo (la riforma Moratti - con buone intenzioni e qualche buona idea - non ci ha dato una Università migliore, e il programma dell'Unione non promette nulla di buono).
Ci sono ricercatori di prim'ordine a Milano e quanto a Università c'è più, e meglio a Milano che in altre città.

Ma la nostra resta Università debole.
Tra le prime del mondo, di Università italiane non ce ne sono, e non ce n'è di Milano.
I nostri laureati sono pochi, e meno preparati di chi si laurea a Londra o a Parigi.
Ci sono troppe cattedre, professori troppo su di età e pochi professori stranieri.
Da noi i giovani ricercatori, anche se sono bravi o bravissimi, restano lì per anni in attesa di una posizione che non verrà mai.
Come non deludere il Presidente che chiede alle Università di Milano di essere modello per il paese? Si può fare un esperimento.
A chi ci sta, delle Università di Milano, andrebbe lasciata piena autonomia (forse basta un decreto legge), un po' come ha provato a fare la Bocconi con il piano strategico di Mario Monti.

Autonomia di insegnare quello che vuole, di chiamare i professori migliori (dall'Italia e da fuori) e di assumerli denza concorso.
Di decidere delle carriere (e degli stipendi dei docenti). Di licenziare chi non sa insegnare, o non fa ricerca, o tutti e due (i primari dell'Ospedale hanno un contratto di cinque anni, dopo se non vanno bene, almeno in teoria, potrebbero essere mandati a casa. I professori dell'Università, no. Perchè?).
Autonomia di attirare i giovani migliori e saperli ospitare in una città dove tutti ci si senta privilegiati ad avere tanti studiosi (e si faccia a gara per accoglierli).
Di far pagare di più a chi può e dare borse di studio più alte ai ragazzi che non possono pagarsi gli studi (quelli che se lo meritano, s'intende).

Nel suo commento alla visita di Napolitano il rettore Provasoli - Corriere 4 luglio - ha fatto un accenno alla fuga di cervelli.
Lasciamoli là gli scienziati che hanno avuto successo all'estero.
Loro, tante volte ospitano nei loro laboratori chi, dopo aver fatto l'Università in Italia, per emergere o anche solo per avere un lavoro va a studiare fuori.
Facciamo di tutto, invece, per rendere competitivi i nostri laboratori di ricerca. Allora tanti bravi scienziati verranno da noi (dall'Europa dell'Est, dall'India, dalla Cina e perché no, forse un giorno, dagli Stati Uniti).
Anche in questo Milano potrebbe fare scuola.

Giuseppe Remuzzi

 

 
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Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2012 19.39.02 CEST