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Attenzione alle ricette anti-vecchiaia: è lo stile di vita che fa restare giovani

Gente


21/06/2007

Fra le tante sciocchezze che si leggono o si ascoltano attraverso i mass-media val la pena di soffermarsi a considerare la mania di propinare ricette contro l’invecchiamento. Si vuole allungare la vita, ma si vuole anche migliorare la qualità della vita, due legittime ambizioni dell’uomo che, almeno in parte, si sono già realizzate. Una serie di fattori, fra cui anche la moderna medicina con i suoi farmaci, ha permesso considerevoli progressi. Non solo una importante proporzione della popolazione supera gli ottanta anni, ma molti ottantenni svolgono attività tali da far invidia a molti giovani. Se si considera che nel secolo scorso abbiamo guadagnato alcuni decenni di vita per una parte significativa della popolazione, dobbiamo ammettere che molti progressi si sono già fatti. Ciò che colpisce oggi non è il desiderio di prolungare la vita – il prossimo traguardo sembra essere posto a 120 anni – quanto la banalità e l’i nattendibilità dei rimedi che vengono proposti. In un inserto di un autorevole quotidiano si suggeriva che due bicchieri di vino a pasto siano un rimedio preventivo per raggiungere età bibliche. Ciò sarebbe dovuto alla presenza nel vino – solo quello rosso – di un principio attivo denominato resveratrolo, un polifenolo che è stato isolato ed è oggetto di studi per il suo effetto sulle piastrine e sulla cancerogenesi chimica. Può essere che in futuro sentiremo parlare di questo prodotto come un farmaco efficace, se supererà tutte le prove necessarie; ma è assai improbabile che questo principio attivo possa svolgere il suo eventuale effetto attraverso il vino rosso. Anzitutto perché le sue concentrazioni nel vino sono relativamente modeste rispetto a quelle necessarie per avere gli effetti farmacologici; in secondo luogo perché quanto più resveratrolo si assume con il vino, tanto più alcool si consuma. L’alcool non è certamente un fattore anti-invecchiamento con la sua tendenza a determinare dipendenza e la sua tossicità che si esplica favorendo i tumori e danneggiando una serie di organi. Il termine stress è un’altra parola chiave abusata. Prevenire lo stress pare ci difenderà dalla vecchiaia. Non c’è pozione, crema, estratto o integratore che non vanti proprietà antistress per tutti gli organi: dalla pelle al cervello. Gli integratori alimentari sono la nuova panacea. Sono il sostituto dei vecchi ricostituenti che hanno ormai perso ogni credibilità, anche se non cambia il contenuto. Qualche vitamina, a dosi spesso assurde, aggiunta a qualche estratto di pianta esotica, più o meno nota per il suo impiego nell’a ntichità, sono i costituenti del nuovo traguardo antivecchiaia. Il fatto che, in questi ultimi tempi, si siano moltiplicate le ricerche che mostrano come vitamine e aminoacidi non cambino la durata o la qualità della vita ma semmai le peggiorino, non scoraggiano la martellante pubblicità di chi per vendere inventa le più strabilianti proprietà. Per dare credibilità a questi prodotti si utilizzano sempre nuovi termini scientifici. Ad esempio gli antiossidanti sono stati recentemente relegati in soffitta e sostituiti con il termine più allettante ed oscuro di “antiradicali liberi”. Naturalmente non esistono prove scientifiche nell’uomo che i radicali liberi siano da ridurre e che la loro riduzione, ammesso che vi siano farmaci dotati di questo effetto, comporti un vantaggio in termini di qualità o durata di vita.  Qualche volta ci si mettono anche i premi Nobel con ricette come le alte dosi di acido ascorbico ogni giorno, oppure eminenti scienziati  in altri campi che consigliano estratti di papaia senza che vi siano prove della loro  utilità. E’ singolare che come dato probante si dica che anche il Papa l’ha utilizzata per la malattia di Parkinson! Si potrebbe  continuare con tante altre ricette; alcune giungono addirittura a personalizzare il trattamento a seconda del sesso e dell’età: basta recarsi in centri anti-vecchiaia o del benessere dai nomi allettanti. E’ così che si spendono miliardi di euro che potrebbero essere meglio utilizzati, illudendosi che questo possa sostituire l’unico rimedio noto: la prevenzione con le sue “buone abitudini di vita”.
In fondo, è quasi logico nella nostra società dimenticare la prevenzione perché non solo non vende prodotti, ma addirittura diminuirebbe molti consumi inutili.


Silvio Garattini


 

 

 
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Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2012 19.45.55 CEST