|
Tutti sbagliano, anche negli ospedali, ma dagli errori si può sempre imparare
Gente
12/07/07
Si sa che "errare humanum est" e siccome anche i medici sono uomini anche loro possono
sbagliare. Non ci si deve perciò meravigliare se per decine di milioni di interventi medici
effettuati giornalmente possa scappare qualcosa che non va per il verso giusto. Tuttavia è chiaro
che non dobbiamo accettare passivamente gli errori, ma dobbiamo cercare di conoscerli nella loro
origine e nella loro dinamica per poterne far oggetto di riflessione, in modo da evitarli:
"sbagliando si impara!". Perchè ciò si realizzi è importante avere la volontà di portare gli errori
alla luce per classificarli e studiarli. Bisogna subito dire che quando parliamo di errori medici
non dobbiamo necessariamente attribuire un particolare errore a un determinato medico. La medicina
è divenuta complessa, richiede molta collaborazione e ciò determina errori che potremmo definire
"istituzionali" o "strutturali". Ad esempio se in una camera operatoria arriva un gas tossico
anzicché un anestetico perché sono stati, magari a molti metri di distanza, invertiti dei tubi, è
chiaro che la colpa non è solo dell'anestesista ma dipende da molti attori. Dipende da chi ha fatto
l'impianto, ma anche da chi non ha dato sufficienti istruzioni o non ha fornito disegni
sufficientemente chiari. Dipende inoltre da chi ha fatto il collaudo, ma anche dall'operatore che
non ha controllato le caratteristiche del gas o da chi non si è accorto tempestivamente che il
paziente non era anestetizzato. Se si deve intervenire d'urgenza e non esiste un'equipe
numericamente sufficiente di personale o le apparecchiature sono vecchie e deteriorate, non si
possono addebitare al solo medico gli eventuali danni. Molti di questi errori nascono da deficienze
di struttura o da disorganizzazione; sono quindi prevedibili e evitabili. In questo senso è di
grande aiuto avere per ogni tipo di intervento medico o chirurgico procedure scritte che descrivano
minuziosamente tutte le fasi e indichino dei punti di controllo per essere sicuri che non si
facciano errori. In tutte le sale chirurgiche si contano le garze e gli attrezzi che si utilizzano
durante l'intervento perché non succeda di lasciare qualcosa nella pancia del paziente. Esistono
poi gli errori individuali che riguardano prevalentemente l'impiego dei farmaci. E' facile con
tutti i farmaci che esistono e che spesso hanno nomi di fantasia molto simili, sbagliare il nome,
in molti casi non succede niente, ma in altri casi l'uso del farmaco inadatto potrebbe creare
disastri. Per questo sarebbe importante prescrivere il farmaco non con il nome di marca, ma con il
nome del principio attivo. Chi nelle corsie ospedaliere è abituato per un certo intervento ad usare
una fiala con una scatola di un certo colore nel caso di cambiamenti di confezione potrebbe
iniettare sostanze velenose come è accaduto più volte. Esiste oggi la tecnologia adeguata per
evitare questi errori. Qualche volta si somministrano più farmaci contemporaneamente, credendo di
far bene; invece si prescrivono miscele "esplosive". Una fonte di errore è certamente la mancanza
di aggiornamento che dovrebbe essere obbligatorio; chi non si aggiorna dovrebbe essere soggetto a
sanzioni: quando mai avverrà nel nostro Paese? Sembra logico dire: bisogna portare alla luce gli
errori. Tuttavia ciò si fa raramente, perché il medico che compie un errore ha paura di essere
perseguito o anche solo di perdere prestigio. E' necessario perciò trovare un metodo che permetta
al medico di mantenere l'anonimato (naturalmente a meno che non vi siano responsabilità penali) nel
descrivere l'errore e le sue conseguenze. In ogni Regione si dovrebbe costituire un comitato di
medici ed altri esperti con il compito di studiare gli errori e di comunicare agli operatori
sanitari regole e modalità per prevenirli. Un comitato del genere con la sua attività aiuterebbe la
comunità medica a migliorare e consentirebbe di rafforzare la fiducia dei cittadini nelle
istituzioni sanitarie.
Silvio Garattini
|