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E se fosse geniale grazie alle "origini"?
Corriere della Sera
10/12/2007
Che James Watson sia intelligentissimo e svelto e che sappia esattamente quello che vuole è ben
noto. Aveva poco più di vent’anni quando decise che alla struttura del DNA non ci si sarebbe
arrivati studiando i batteri come facevano negli Stati Uniti, ma attraverso conoscenze di
cristallografia che lui non aveva affatto. Gli bastò per lasciare Washington e trasferirsi in
Inghilterra. E se tutte queste qualità venissero dal fatto che nel DNA di Watson di geni che
arrivano dall’Africa ce n’è di più che in ciascuno di noi? Quanto siamo intelligenti - e in
generale come siamo - dipende dai geni ma ancora di più da come i geni sono regolati. Ci sono più
di centodiecimila regioni di DNA (regioni non codificanti) che non servono alla sintesi delle
proteine ma a farli funzionare i geni, e a regolare i rapporti fra geni e attività delle cellule.
Le cellule del cervello dialogano tra loro in rapporto alla espressione di certi geni. E dal
dialogo fra le cellule dipende tutto quello che siamo capaci di fare e l’intelligenza. Sono
soprattutto le regioni non codificanti del DNA che ci fanno diversi dagli animali. Nel dire che i
neri sono meno intelligenti dei bianchi, Watson ha sbagliato, ma ha sollevato un problema complesso
ed è tornato al centro del dibattito scientifico. Lui che oltre ad avere più geni “neri” di
ciascuno di noi ha anche tutti quelli delle primedonne.
Giuseppe Remuzzi
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