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Papilloma e vaccinazione, perchè dico no

Corriere della Sera, Lombardia


10/02/2008

Da marzo in Lombardia si vaccineranno le dodicenni per prevenire il tumore della cervice uterina, quello dovuto al virus del papilloma (HPV). “Dovrei vaccinare mia figlia? Non ha certo rapporti sessuali a dodici anni, perché dovrebbe contrarre l’infezione?” “La mia ne ha undici, perché non vaccinare anche lei?” “Ho due figlie, una di sedici anni ed una di diciannove, per loro non è prevista la vaccinazione. Perché? Rischiano di meno delle dodicenni? Cosa devo fare? Comperarmi il vaccino? O è già troppo tardi?” “Ho chiesto al mio ginecologo, lui è contrario”.   Discorsi di mamme. Campati per aria? Non tanto. Vediamo perché:
1. Il vaccino è efficace e non pare abbia effetti collaterali importanti,  ma di virus del papilloma  ce n’è almeno cento tipi diversi. Certi non si associano  al rischio di tumori, altri sì. I vaccini che si fanno  adesso proteggono contro  due tipi di HPV, il 16 e il 18, che si stima siano responsabili  di poco più dei due terzi dei casi di tumore della cervice, perlomeno in Europa.
2. Le dodicenni di adesso saranno esposte al rischio di infezione tra cinque anni. Il tumore qualcuna di loro ce l’avrà tra venti, trenta o quaranta anni. Intanto per vaccinarle spenderemo 100 milioni di euro all’anno, forse di più, ma il pap test lo si dovrà continuare a fare perché la copertura con i  vaccini di adesso è parziale. Insomma si spende tantissimo e non si risparmia niente.
3. Se mai, se proprio vogliamo spendere tutti quei soldi,  andrebbero vaccinate le ragazze di diciassette - diciotto anni. A quell’età più del novanta percento delle ragazze non hanno ancora contratto l’infezione. Si infetteranno fra i venti  e i venticinque anni (è l’età in cui si cambia spesso partner). Dopo infettarsi è più difficile perché diminuisce il numero dei partners e forse anche per un fenomeno che i medici chiamano di immunità crociata.
4. Sono in fase di sperimentazione  altri vaccini diretti contro otto tipi di virus, copriranno il novantacinque  percento dei casi di tumore. Allora sì che si potrà diminuire il numero di pap test.
Quando si dice che il vaccino è efficace, cosa s’intende? Che induce produzione di anticorpi e che questi anticorpi si trovano nel sangue di chi ha fatto il vaccino dopo trenta e anche dopo quaranta mesi. Basterà per proteggere dal tumore? E’ verosimile. Per adesso gli studi disponibili dimostrano che in chi ha fatto il vaccino non si hanno lesioni pre-cancerose per almeno tre anni. Quello del collo dell’utero però è un cancro che si sviluppa lentamente. L’infezione nella maggior parte delle donne non dà sintomi ed è transitoria, se persiste può diventare cancro, ma servono vent’anni, qualche volta trenta, e non succede sempre.
Intanto uno  strumento efficace vero per prevenire il tumore della cervice uterina c’è già, è il pap test. Ma allora perché spendere tanti soldi in un vaccino la cui efficacia non è ancora davvero dimostrata senza prima  avere organizzato una buona campagna di prevenzione? (Adesso pap test in Italia se ne fa abbastanza  ma non dappertutto, certe donne lo fanno troppo spesso, altre mai.). Forse quei soldi lì sarebbero spesi meglio in progetti di ricerca che stabiliscano gli eventuali vantaggi del vaccinare le dodicenni  - magari con vaccini più avanzati - rispetto a organizzarsi meglio con il pap test.  Se le mamme di cui parlavamo all’i nizio volessero sapere quanto dura l’immunità,  e se  fra qualche anno si dovrà fare un richiamo o se  l’essersi vaccinati non porrà altri problemi più avanti, e se le dodicenni che si vaccinano oggi saranno davvero protette dal tumore,  si dovrebbe  ammettere molto candidamente che per nessuna di queste domande c’è nessuna risposta. E resta il problema del costo, 564 euro in farmacia e 376 al servizio pubblico  per le tre dosi che raccomanda l’industria sono troppi (tanto più che di dosi ne basterebbero due e forse  una). Se il vaccino costasse 5 euro molte delle considerazioni  che abbiamo fatto fin qui  cadrebbero e si potrebbe lanciare un grande progetto per vaccinare le donne dai dodici ai venticinque anni che serva anche a raccogliere  i dati che ci mancano. Potrebbe essere un progetto del Servizio Sanitario Nazionale che integri pap test, vaccinazione e educazione sanitaria. Anche per evitare che i ragazzi si convincano che fatta la vaccinazione contro l’HPV  si è protetti, sempre, da tutte le malattie che si trasmettono col sesso. Non è vero, nemmeno per il cancro della cervice.


Giuseppe Remuzzi

 

 
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Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2012 19.52.51 CEST