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Le pillole del nulla
Corriere della Sera
28/11/2007
Se si vuole sperimentare sull’uomo un farmaco serve 1. dati di laboratorio che suggeriscano un
meccanismo d’azione 2. dati sull’animale che indichino che funziona 3. studi sul volontario
sano che dimostrino che non fa male. E per venderlo? Bisogna studiare gli effetti sugli
ammalati, si tratta di confrontare il farmaco in esame con quelli che ci sono già, per la stessa
malattia. Stabilito che è meglio di quello che si usava prima e che non è troppo tossico, allora si
può vendere. Ma l’omeopatia non risponde a nessuno di questi requisiti. Meccanismo d’azione? Non c’è
. Dati sull’animale? Nemmeno. Studi sul volontario? Meno che meno. Gli effetti sugli ammalati ci
sono, ma non sono diversi dal placebo. “Ma se milioni di italiani ricorrono alle medicine
alternative un motivo ci sarà”. Un momento, milioni di persone che curano il diabete o
lo scompenso di cuore con l’omeopatia o milioni che usano l’omeopatia per il mal di
schiena e l’influenza ? Ma almeno non fa male. E’ vero. Il principio attivo è talmente
diluito che il preparato finale non contiene nulla.
Giuseppe Remuzzi
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