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Razze e geni: quel segreto che la scienza non sa spiegare

Corriere della Sera


18/10/2007

Tutti gli anni ad aprile qualche volta a Washington, qualche volta a Chicago, c’è la cena dell’A merican Association of Physician il club di medici più antico ed esclusivo degli Stati Uniti. Dopo c’è la lezione di qualche dottore speciale. Joseph Goldstein qualche anno fa ha esordito così “ quando avremo trovato i geni dell’intelligenza sapremo perché Donald Seldin è così intelligente”. Seldin è stato professore a Yale e poi all’Università del Texas. Tre dei suoi studenti hanno avuto il premio Nobel. Sì, un giorno sapremo perché qualcuno è più intelligente di qualcun altro e chissà, forse potremo intervenire sui geni della stupidità, ma non è detto che si riesca,  e nemmeno  che valga la pena di farlo. Ma il rapporto fra intelligenza e razza è molto più complesso. Non c’è consenso su cosa sono le razze e non c’è modo di discriminarle in base ai geni. E poi cos’è l’intelligenza? E di quale intelligenza parliamo? Quella logico-matematica o cinematografica-musicale o pragmatico-meccanica. E ce ne sono altre fino a  centoventi. E non c’è un rapporto sicuro tra i risultati dei test e l’intelligenza. Forse è una questione di quanto rapidamente il cervello si sviluppa nelle prime età della vita. I bambini con una mente molto agile hanno una corteccia cerebrale molto agile, che si sviluppa in fretta e si ispessisce verso i 12 anni ma poi si assottiglia di nuovo. Perché? Non lo sa nessuno. Di sicuro c’entrano i geni, ma anche gli incontri, i maestri di scuola, le letture, l ’alimentazione, l’essere poveri o malati. Nel 1993 c’era l’idea che i bambini che ascoltavano la musica di Mozart diventavano più intelligenti. Poi si sono fatti altri studi. Non era Mozart, ma qualunque altra musica ad aumentare l’intelligenza. Pochi mesi fa certi scienziati tedeschi  hanno guardato criticamente tutti gli studi disponibili: l’effetto Mozart sull’intelligenza non c’è e nemmeno quello di nessun’altra musica.
Ho conosciuto persone estremamente intelligenti. Un mio professore di italiano del liceo, era bianco naturalmente. Don Seldin, quello di cui s’è detto “un giorno capiremo perché è così intelligente”, bianco anche lui. Aubrey Morrison, professore di medicina biologia molecolare e farmacologia alla Washington University di Saint Louis, ha capito le basi genetiche dell’i nfiammazione e ha scoperto come funzionano certi farmaci come l’aspirina. Ci avevano provato in tanti senza riuscirci, lui ci è riuscito. Aubrey Morrison è nero, nerissimo.

Giuseppe Remuzzi

 

 
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Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2012 19.54.11 CEST