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L'alleanza in corsia

Corriere Lombardia


09/09/2007

"Una laurea per fare i letti" era il titolo che il Corriere ha dedicato agli infermieri qualche anno fa.  Esprimeva la  tensione a qualificarsi e le contraddizioni di un mestiere che mai come in questo momento è all'attenzione di tutti in Lombardia, in Italia e nel mondo. Gli infermieri, negli Ospedali, sono indispensabili ma ce ne sono troppo pochi e adesso sono laureati. E i rapporti con i medici? Infermieri gerarchie non ne vogliono più, e hanno ragione. E molti di loro e certe loro organizzazioni sindacali,  vorrebbero essere autonomi da chi è medico e qui a me pare, sbagliano. C'è un altro modo di valorizzare il lavoro degli infermieri. "Perché non dire anche che c'è un rapporto preciso fra buona qualità di cure degli infermieri e evoluzione delle malattie?" (Corriere della Sera, 13 luglio 2007). Vero, ha scritto al Corriere un infermiere e ha segnalato otto lavori pubblicati su giornali di medicina anche importanti che studiano i rapporti fra il lavoro degli infermieri e l'esito delle cure.
Si è visto per esempio che dove ci sono più infermieri si sta in Ospedale di meno e si prendono meno infezioni (ed è un'analisi su sei milioni di ammalati). In certi reparti di terapia intensiva,  se ci sono abbastanza infermieri, la durata della ventilazione artificiale si riduce, e ci sono meno piaghe da decubito.  Un altro lavoro  - sul Lancet  di qualche anno  fa -  dimostra che con infermieri competenti negli Ospedali si muore di meno. E c'è la riprova. In un Ospedale in cui s'è ridotto il numero di infermieri al di sotto di quella che tutti considerano la soglia critica morivano più ammalati.
Sapere che guarire e stare meglio dipende certamente dai dottori ma anche moltissimo dagli infermieri dovrebbe cambiare l'opinione che pubblico, ammalati e medici si sono fatti del lavoro degli infermieri. E allora perché non  abbandonare una volta per tutte il tema delle  "attività infermieristiche"  come se fossero  cose diverse, che non c'entrano con il lavoro degli altri (medici e non)? Negli Ospedali l'attenzione dovrebbe spostarsi dai problemi di chi ci lavora – infermieri, medici, tecnici di laboratorio o di radiologia e tanti altri - a quelli degli ammalati. Certe volte li si può risolvere, certe volte no.  Anche quando un ammalato non lo si può guarire, si può comunque provare a farlo star bene. Ci si riesce, soprattutto dove medici ed infermieri hanno imparato a lavorare insieme.  Di fronte ai drammi o anche solo ai disagi di chi è malato, discutere su compito mio e compito tuo è irrilevante (e sciocco).

Giuseppe Remuzzi

 

 
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Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2012 20.02.12 CEST