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Ma così aumenteranno anche stress e depressione

Corriere della Sera


24/04/2007

Forse, fra qualche anno, chi si è fatto male a giocare a calcio potrà contare sulle cellule staminali. E chissà che gli atleti non debbano conservare cellule per fare legamenti, muscoli, cartilagini.

Ma cosa si può fare adesso con le cellule staminali? Si possono riparare lesioni, ma solo nei ratti, e ancora non si sa se muscoli e articolazioni sistemate con le staminali funzioneranno.

E nessuno studio ha mai dimostrato che si possa fare nell'uomo. Intanto però a Liverpool cinque calciatori hanno conservato le cellule del cordone ombelicale dei loro bambini con l'idea di poterle usare per riparare tendini o ginocchi malandati.

E per avere eventualmente più massa muscolare, più capacità fisica, e raggiungere traguardi che nessuno potrebbe immaginare. C'è chi è scettico, ma in questo campo è difficile fare previsioni.

Chi avrebbe pensato, 50 anni fa, che con le cellule del cordone ombelicale si potessero guarire le leucemie?
Allora ammettiamo che con le cellule si possa trasformare un atleta mediocre in uno che vince la medaglia d'oro alle Olimpiadi e che questo lo aiuti a rimanere in forma e a vincere per molti anni.
Cosa succederà del suo cervello? Già oggi i più grandi atleti del mondo, persino nel momento del trionfo, certe volte soffrono di depressione.

Un caso emblematico è quello di Kelly Holmes che ha vinto la medaglia d'oro negli 800 e nei 1500 metri alle Olimpiadi di Atene, ma ce ne sono moltissimi altri. Ma se è così già adesso, cosa potrà succedere a uno che, a quarant'anni, si ritrova i muscoli di venti? Per qualche anno forse sarà un bene.

Il senso di onnipotenza (che hanno un po' tutti gli atleti, e che è l'arma migliore contro la depressione) resterà più a lungo. Ma poi ansia, depressione, e crisi maniaco-depressive - i medici le chiamano disordini bipolari - che affliggono già oggi tanti atleti, potrebbero essere più frequenti o manifestarsi in modo più grave un po' per lo stress di rimanere sulla breccia così a lungo, un po' perché anche se i muscoli restano giovani, la testa , a quarant'anni, è quella di un adulto.
Ricky Williams, un campione di football americano che ha combattuto per anni contro ansia e depressione prima di trovare la cura giusta, e senza che nessuno si occupasse dei suoi problemi, un giorno si è rotto la caviglia, “succede una cosa strana nello sport – ha detto - se ti rompi un osso ti sono intorno tutti, fanno tutti di tutto per farti guarire, se è la tua psiche che è rotta sono affari tuoi, dicono che è il tuo punto debole”.

Con le cellule staminali forse un giorno faremo superatleti, ma perché non siano prigionieri della depressione forse ci si dovrà curare anche dei loro stati d'animo. E chissà, forse, lo si dovrebbe fare già oggi, almeno un po'.

Giuseppe Remuzzi

 

 
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Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2012 20.03.02 CEST