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Come battere l'assenteismo negli ospedali
Corriere Salute
22/07/2007
Capita di vedere dei medici che prima timbrano il cartellino, poi parcheggiano. Sì perché a
parcheggiare ci vuole mezz'ora, in Ospedale, "e allora mi devono pagare". Chissà, forse hanno
ragione loro. Una volta non era così. C'era un dottore nel mio Ospedale, uno di quelli
che sapeva parlare con gli ammalati e dargli entusiasmo "prima timbro il cartellino poi andiamo a
togliere il camice" mi diceva ("mentre togli il camice non lavori, non è giusto che ti paghino").
Altri tempi? No, quelli che si facevano timbrare il cartellino dagli altri c'erano anche allora. Se
oggi "ognuno dei 636 mila dipendenti della sanità sta a casa, per 26,7 giorni (con le ferie fanno
58,7)" (Sole 24 Ore, 18 luglio), è perché qualcuno sta a casa 100 giorni ma tanti non stanno a casa
mai. Negli Ospedali c'è anche chi sta fino a tardi la sera e fa meno ferie di quelle che potrebbe
fare. E' gente che ha passione al suo lavoro, che vuole capire di più delle cause delle malattie,
che fa ricerca. E gli assenteisti? Ce ne sono e si deve capire perché. Molto dipende dai
direttori. Oggi i direttori generali che condividono con i medici ed i primari scelte importanti,
strategie di sviluppo dell'Ospedale, come far fronte alle novità della medicina, sono pochi. I più
sono presi dal far quadrare i conti. E' importante, ma non basta, c'è ben altro. Nei nostri
Ospedali per esempio ci sono medici bravissimi, ma su di età. Se non gli mettiamo vicino giovani
preparati e non lo facciamo subito le competenze migliori si perderanno. E per far fronte alla
tecnologia di oggi non bastano i medici, servono fisici, matematici e ingegneri. Giovani così che
oggi non trovano lavoro, avrebbero entusiasmo da vendere, curiosità e voglia di scavalcare la
burocrazia. Questa dell'assenteismo è una grande opportunità. Perché non eliminiamo il rito del
timbrare il cartellino e diamo a medici ed infermieri l'intera responsabilità dei loro
comportamenti? Poi a chi se ne va via mentre dovrebbe lavorare, si potrebbe chiedere di
farsi da parte. E non solo a loro, ma anche a quelli che si impegnano poco, a quelli che passano
del tempo a leggere il giornale lontani da sguardi indiscreti (qualcuno non ha più le
conoscenze di un tempo, e nemmeno la voglia di fare di quando si era laureato). E' un modo concreto
di far posto ai giovani. Chi può farla un'operazione così? I direttori generali in teoria. Per loro
sarebbe semplicissimo. O meglio sarebbe semplicissimo se fossero liberi, ma direttori generali oggi
si diventa quasi sempre perché vicini a questo o quel partito. Quei direttori che devono rispondere
al politico che li ha nominati e che hanno nominato primari e direttori di dipartimento con
gli stessi criteri, ad allontanare i medici che hanno perso l'interesse per l'Ospedale, non ce la
faranno mai.
Giuseppe Remuzzi
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