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Il batterio che rivela le migrazioni dell'uomo

Corriere della Sera


13/03/2007

Come è morto Napoleone?
Avvelenato dall'arsenico o dai farmaci che gli davano per il mal di stomaco? No. E' morto di un tumore allo stomaco come suo padre.

E nello stomaco all'autopsia, c'era del materiale scuro come la polvere del caffè. Succede quando un'ulcera - di quelle dovute all'Helicobacter pylori - degenera in cancro.

L'Helicobacter pylori è un batterio, l'unico che sappia vivere un ambiente acido come quello dello stomaco. L'ha visto per primo Giulio Bizzozzero, alla fine dell'800, nello stomaco dei cani. Ma nessuno ci credeva, c'è troppo acido nello stomaco e la comunità medica pensava che i batteri lì, dovessero morire.

Robin Warren e Barry Marshall l'hanno trovato nello stomaco dell'uomo, ma i loro colleghi pensavano che fosse un artefatto, e Marshall ha dovuto persino ingerirlo, l'Helicobacter, e farsi venire l'ulcera per convincerli.

Nel 2005 Warren e Marshall hanno avuto il premio Nobel. Quando l'uomo, più di 58.000 anni fa, ha lasciato l'Africa dell'Est, aveva già l'Helicobacter pylori nello stomaco.

Adesso uno studio di ricercatori tedeschi – il lavoro è pubblicato su Nature del 22 febbraio - suggerisce che le vie che ha percorso l'uomo per popolare la terra, a partire dall'Africa, possano essere seguite studiando l'Helicobacter. Ma facciamo un passo indietro.

Che una popolazione ancestrale dell'Africa Subsahariana, abbia dato origine a tutte le popolazioni moderne, è nozione che viene soprattutto dagli studi di Luca Cavalli Sforza. Veniamo tutti da un piccolo nucleo fatto di 2000 individui, non di più. Forse c'erano altre tribù da qualche altra parte dell'Africa, ma non è nemmeno sicuro.

Cavalli Sforza e i suoi colleghi hanno trovato una forte relazione fra diversità geniche e distanza geografica dall'Africa. Più breve è la distanza fra due individui (cioè più brevi i percorsi migratori), più simile è il loro DNA. Vale per l'uomo e vale per l'Helicobacter che l'Africa l'ha lasciata con l'uomo.

L'Helicobacter di solito si trasmette all'interno delle famiglie, in genere passa dalla madre ai bambini. Ceppi di Helicobacter ce ne sono tanti, diversi tra loro per piccole alterazioni del DNA. Queste diversità gli consentono di sfuggire all'attacco del sistema immune. Così il batterio sopravvive nello stomaco di chi lo ospita per tutta la vita.

È per questa diversità che solo uno su sei, di quelli che sono infettati con l'Helicobacter pylori, hanno l'ulcera, certi non hanno nulla, nemmeno un po' di bruciore allo stomaco.

La diversità dell'Helicobacter è un pregio, perché consente di studiarne l'evoluzione nel corso dei millenni. I ceppi di Helicobacter che vivono nello stomaco di persone dell'Europa e del Nord America sono diversi da quelli dell'Africa dell'Est. E se ce n'è di quelli dell'Asia in America è perché, chi ce l'ha addosso, viene dall'Asia o venivano dall'Asia i suoi parenti. Nell'America latina c'è un Helicobacter di tipo europeo.

Forse l'Helicobacter là non c'era prima che arrivassero gli europei. Ma sono interpretazioni, certezze finora non ce n'erano. Mark Achtman e i suoi colleghi del Max Planck Institute di Berlino, hanno cominciato ad interessarsi di migrazioni e diversità nel '90.

Comparavano le sequenze di DNA dell'uomo e dell'Helicobacter. Perché - si sono chiesti - certe popolazioni hanno quel ceppo di Helicobacter lì, con certe variazioni nel DNA (sempre uguali), e altre ne hanno un altro con altre variazioni nel DNA? Hanno preso spunto per queste ricerche dallo straordinario libro di Jared Diamond.

In italiano si chiama “Armi, acciaio e malattie”. “Nelle guerre – c'è scritto - si muore di più di epidemie che nel combattere.

È successo, per esempio, dopo il viaggio di Colombo, nel 1492. I batteri che avevano addosso gli spagnoli, proprio perché erano diversi da quelli degli indiani d'America, fecero molte più vittime delle armi”.

Achtman e i suoi collaboratori hanno pensato che se il batterio che causa l'ulcera è legato all'uomo in modo così intimo da 60.000 anni, si potevano usare le diversità dell'Helicobacter per studiare da dove viene chi ha popolato la terra negli ultimi millenni e in che tempi sia successo.

Hanno visto che l'Helicobacter si è spostato da un continente all'altro seguendo le vie delle migrazioni dell'uomo, proprio quelle descritte da Cavalli Sforza. Adesso si tratta di vedere se queste correlazioni siano davvero così strette da poter essere usate come traccia assoluta del percorso che ha fatto l'uomo per arrivare dall'Africa dell'Est all'Asia, all'America e all'Europa. E ci si potrebbe chiedere anche di più.

Da quando l'Helicobacter vive e si modifica in questa sorta di simbiosi con l'uomo? Eventualmente anche prima dell'esodo dall'Africa?
E nello stomaco dell'uomo come ci è arrivato, l'Helicobacter, la prima volta?

 

Giuseppe Remuzzi

 

 
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