|
Buona sanità e controlli
Corriere della Sera, Lombardia
10/01/2007
I NAS negli Ospedali della Lombardia non hanno trovato irregolarità.
È una buona notizia.
Così niente infezioni ospedaliere da noi, niente di quello che si è visto sull'Espresso circa
l'Umberto I? No, le infezioni ospedaliere non sono legate a quanto è pulito il pavimento o al fatto
che i muri siano scrostati o meno, o ai mozziconi di sigaretta.
Spegnere le sigarette per terra in Ospedale è terribile, dimostra quanto poco senso civico ci
sia, ma non ha nulla a che vedere con le infezioni, che vengono invece da germi che ciascuno di noi
ha addosso o che passano da un ammalato all'altro per negligenza degli operatori.
Evitarle dipende da un sapiente uso degli antibiotici ed è importantissimo lavarsi le mani.
E Ospedali che hanno cent'anni o di più come certi della Lombardia e come l'Umberto I vanno
davvero rasi al suolo per farne di nuovi? Sì, sarebbe bene.
Ma l'Ospedale nuovo non fa “buona medicina”. C'è un Ospedale a Londra, dedicato a Dick
Whittington (un ragazzo povero che fece fortuna grazie al suo gatto e divenne anche sindaco di
Londra).
Risale alla metà dell'800, per lo meno quello costruito a Highgate Hill. In quel vecchio
Ospedale ci lavorava fino a un po' di anni fa Thomas Dormandy che lì ha scoperto che tante malattie
dell'uomo e persino l'invecchiamento dipendono dal fatto che si formano nel nostro organismo
prodotti di degradazione dell'ossigeno che sono tossici.
Dormandy ci lavorava con passione nel suo vecchio Ospedale. Persone competenti e dedicate
sanno fare cose straordinarie anche in ambienti così così.
Succede invece, in certi Ospedali, in Italia, che infermieri e medici siano più attenti alle
loro esigenze che a quelle degli ammalati e che le attività dell'Ospedale si organizzino in base
alle necessità di chi ci lavora.
Un giorno Gary Kaplan, l'Amministratore di un Ospedale di Seattle si è chiesto come è
possibile che l'industria dell'automobile riesca a fare tante macchine senza sbagliare mai.
"Dovrebbe essere così anche negli Ospedali", ed è andato in Giappone alla Toyota a vedere come si
fa.
Ha visto ambienti bellissimi e apparecchiature moderne, ma soprattutto che quelli che
lavorano alla Toyota hanno un obiettivo: non scontentare il cliente (è logico, quello altrimenti
compra un'altra macchina). Non dovrebbe essere la stessa cosa per medici, infermieri e per chi
amministra gli Ospedali? Certo, e per gli ammalati si dovrebbe fare anche di più di quello che si
fa per le macchine. Lavorare per non scontentare il cliente è il primo passo.
Del resto chi li pagherebbe i medici, gli infermieri e chi amministra gli Ospedali se non ci
fossero gli ammalati?
Giuseppe Remuzzi
|