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1/3/2007

La menopausa, legata a cambiamenti ormonali, è nella donna una fase del normale processo di invecchiamento. In molti casi si presenta ed evolve senza alcun problema; in altri casi si possono manifestare sintomi noiosi o addirittura debilitanti.
Si tratta di sintomi vasomotori, le cosiddette “vampate di calore”, sudorazioni intense che si manifestano soprattutto nella fase avanzata della menopausa.

Molti farmaci sono stati proposti per alleviare questi sintomi, mentre molte ricerche cliniche hanno stabilito che il trattamento con estrogeni associati a progestinici, riequilibrando la componente ormonale, rappresenta un'efficace terapia che può diminuire i sintomi vasomotori in circa l'ottanta per cento delle donne.

Tuttavia l'impiego di ogni farmaco ha sempre anche conseguenze negative che prima o poi emergono.
Un grande studio clinico conclusosi nel 2002, denominato l'"iniziativa per la salute delle Donne" ha messo in evidenza che la terapia ormonale pur essendo efficace dava luogo a seri effetti collaterali: in particolare, tumori, infarti cardiaci, eventi cerebrovascolari rappresentano un carico troppo pesante, scarsamente compensato dai benefici della terapia ormonale sostitutiva.

I risultati di questa ricerca hanno ridotto significativamente, quasi dimezzato, l'impiego del trattamento estrogeno-progestinico, riducendone anche la durata che prima si protraeva anche per molti anni. In pratica oggi la terapia ormonale dovrebbe essere utilizzata per brevi periodi e solo per i casi che mostrano gravi disturbi vasomotori.

Era logico che il “fallimento” della terapia con ormoni, determinasse un interesse a trovare altre soluzioni che fossero efficaci senza il peso degli effetti tossici.

Un'area molto esplorata e propagandata riguarda i cosiddetti “fitoestrogeni”, cioè sostanze chimiche presenti nei vegetali dotati di attività debolmente estrogena. L'impiego di questi prodotti vegetabili, che si acquistano nelle erboristerie e spesso purtroppo anche nelle farmacie, è accompagnato da un'aureola di massima sicurezza.

È infatti opinione diffusa che i prodotti vegetali, essendo presenti in natura, debbano essere necessariamente innocui. In altre parole il “naturale” è diventato sinonimo di buono, ignorando che i peggiori veleni si ritrovano in natura, come d'altra parte sono assolutamente naturali batteri e virus patogeni.

Si fa spesso un “distinguo” arbitrario tra prodotti naturali e sostanze chimiche, ritenendo queste “cattive”, come se gli estratti vegetali non fossero composti da centinaia di sostanze chimiche di cui peraltro conosciamo molto poco.

Alcuni fra questi preparati vegetali sono stati sottoposti ad una rigorosa sperimentazione attraverso la loro somministrazione a donne in menopausa affette da severi disturbi vasomotori.

I risultati pubblicati recentemente su un'importante rivista medica, gli Annals of Internal Medicine, sono stati del tutto negativi. Non è stato possibile differenziare i vari prodotti dal placebo. Si trattava di prodotti “mono-pianta” (Actae racemosa) o di prodotti con molte componenti vegetali associate o meno a diete ricche di soia.

È utile essere al corrente di questo studio, denominato HALT, per non cadere vittime di un “ passa-parola” che spesso aumenta le vendite di questi prodotti botanici o di incauti acquisti attraverso internet.

I buoni risultati che in qualche caso questi prodotti apparentemente garantiscono sono facilmente spiegabili dal fatto che anche con il placebo vi sono significativi miglioramenti. Nessuna magia! Nel 30% dei casi anche i sintomi vasomotori più severi della menopausa passano da soli in 6-12 mesi di tempo.



Silvio Garattini

 

 
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Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2012 20.08.50 CEST