Mario Negri - Istituto di Ricerche Farmacologiche

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Le nomine della sanità. Dai Comitati ai manager la sfida dell'efficienza

Corriere della Sera, Lombardia


05/09/2007

"Nessuno può davvero sapere fino a dicembre su chi cadrà la scelta". "I giochi sono in mano alla politica". Così i direttori generali alla cena di Rimini al Convegno di Comunione e Liberazione (Simona Ravizza, Corriere 23 agosto 2007 "Al Gran Galà si ridisegna la sanità milanese").  E' il problema più grave della sanità italiana, anche perché direttori nominati per essere vicini ai partiti tante volte nominano i primari con gli stessi criteri. La gente lo sa ed è turbata. Giusto che le Regioni provino, rinnovino, sperimentino,  dopo però la politica dovrebbe farsi da parte.  Nel 1978 fu la politica ad istituire il Servizio Sanitario Nazionale, perché tutti potessero avere le cure necessarie, ma col Servizio Sanitario Nazionale sono arrivati i comitati di "gestione" di nomina politica. Che non si occupavano solo di programmi e bilanci ma di tutto dagli acquisti alle assunzioni. Senza accorgersi che non si riduce la domanda, aumentando l'offerta e che non basta dire paga tutto lo Stato, bisogna stabilire cosa è che serve davvero ed escludere dai rimborsi cure per cui non c'e prova di efficacia. Con quei comitati si spendeva troppo e le cure non sempre erano quelle giuste. Poi gli Ospedali sono diventati Aziende. Via i comitati di gestione, arrivano i "managers" e si fa strada l'idea che il pubblico spreca e il privato porta efficienza e buone cure. Così la Lombardia accredita le strutture private, le fa lavorare per il Servizio Sanitario Nazionale e le mette in competizione con gli Ospedali.  Adesso si spreca molto meno. Ci si poteva arrivare in un altro modo, ma questo è quello che ha deciso la politica. Con la vecchia logica. La politica dà indirizzi ma continua a gestire, attraverso i direttori generali (legati, o vicini, cioè al servizio della politica). Peccato perché da questi direttori e dalle loro capacità, dipende la salute di milioni di cittadini.
Sarkozy, per le sue riforme ha cercato esperti da tutta Europa senza tener conto di chi fosse legato a quale schieramento politico. Se da noi qualcuno avesse un'idea del genere tutti comincerebbero a chiedersi "in quota a chi" ha scritto Gian Antonio Stella sul Corriere lo stesso giorno della cena di Rimini. Possibile che in Italia debba essere per forza così? Che non ci sia un altro modo di fare politica? Presidente Formigoni, perché quando sarà il momento non prova a nominare direttori capaci "in quota a nessuno"? Lei se lo può permettere. La gente gliene sarebbe grata.
E vuol mettere la soddisfazione di dimostrare che, per una volta,  Gian Antonio Stella si sbaglia?

Giuseppe Remuzzi

 

 
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Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2012 20.10.12 CEST