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Il traguardo delle cellule che possono guarire
Corriere della Sera
06/09/2007
C'è da sempre la chimera, la sfinge (quella dell'antico Egitto) è una chimera. L'avevano i greci,
era figlia di Tifone e Echidna, un po' leone, un po' capra, un po' serpente. Chimere ce ne sono
persino nelle sculture delle chiese romaniche, il grifone e l'unicorno. Adesso che le autorità gli
hanno concesso di farlo, saranno chimerici gli embrioni di Ian Wilmut e dei ricercatori del Kings
College. Quello che una volta era il sogno dell'irrangiungibile forse si realizza davvero. E poi?
Cosa ci aspetta? Facciamo un passo indietro.
Giovanni, è ancora giovane, 45 anni, ha un dolore violento al petto, è un infarto. Lo portano
in Ospedale, studiano le coronarie, le dilatano con un palloncino, mettono uno "stent" - una
molletta che tiene aperta l'arteria - il sangue torna a scorrere, ma una parte di muscolo del cuore
è danneggiata per sempre. I dottori gli dicono che la sua vita cambierà, non potrà fare
sport, per esempio. Giovanni è una persona colta, "possibile che non si possa fare qualcosa di più
dei farmaci, le cellule staminali, per esempio? Sì, quelle che si trasformano in altre cellule e
possono curare tutte le malattie". Il suo dottore prova a dirgli che "le cellule staminali sono
soprattutto nel midollo (quello degli ossibuchi) formano i globuli bianchi, i globuli rossi, le
piastrine. Ce ne sono tante nel midollo, un po' vanno anche nel sangue, i ricercatori sono riusciti
a catturarle e le hanno utilizzate per la cura delle leucemie. Persone che una volta morivano,
adesso guariscono. E ce ne sono nel cordone ombelicale. Anche queste si possono prendere e curare
le malattie. Le malattie del sangue soprattutto e certe malattie del sistema immunitario. Per
rigenerare il cuore di Giovanni ci vorrebbero le cellule embrionali, quelle fanno tutto, cuore,
fegato, rene, muscoli, sistema nervoso, che fanno un uomo insomma. Ma nessuno farebbe un embrione
apposta per curare le malattie. Quello che si potrebbe fare è prendere il nucleo di una cellula
adulta (quello che contiene il materiale genetico) e metterlo in un oocita privato del suo nucleo.
Ma per avere oociti dalle donne, servono cicli di stimolazione ormonale che ha dei rischi e un
intervento chirurgico. Perché non usare gli oociti di animali allora? E' possibile teoricamente. Si
possono usare oociti di una mucca per esempio, e materiale genetico preso dallo stesso
ammalato che ha bisogno delle cellule per guarire. E poi? Dove si arriverà di questo passo? Prima
ancora che a curare la malattia, queste cellule serviranno per capire Si potrebbe creare in
laboratorio un ambiente che assomigli al citoplasma dell'oocita, citoplasma artificiale. C'è
qualcosa di magico nel citoplasma dell'oocita. Qualcosa sappiamo qualcosa no, ma se lo
possiamo studiare - e studiare quello di una mucca è più ragionevole che prenderlo dalle
donne - forse capiremo perché quando spermatozoo ed ovulo si incontrano ne vengono altre cellule
che si dividono e si specializzano. Una volta stabilito che queste cellule davvero curano le
malattie, si potrà conoscere di più dei fattori che rendono queste cellule così miracolose. Sono
certamente più di uno. Qualcuno servirà per riparare certi organi, altri per organi diversi. Così
si potranno fare dei farmaci che sappiano fare quello che fanno le cellule. Oggi sappiamo che
i nostri organi (tutti dal cervello, al rene, al pancreas, al fegato) sono capaci di ripararsi da
soli e probabilmente lo fanno un pochino ogni giorno. Tutti hanno dentro un po' di cellule
staminali che ogni giorno rimpiazzano le cellule che muoiono ed aiutano i nostri organi a non
invecchiare troppo rapidamente. Ma quando arriva una malattia come per Giovanni, muoiono
migliaia di cellule contemporaneamente e le poche cellule staminali del cuore non riescono a
riparare un danno così. Ma a forza di studiarle, le capiremo le regole che governano questi
fenomeni. Così sapremo mandare negli organi danneggiati le cellule che servono e abbastanza tante
da poterli riparare o mobilizzeremo con un farmaco quelle che ci sono consentendogli di
moltiplicarsi più di quanto non sappiano fare da sole. Le cellule embrionali però le dobbiamo
studiare di più. per poter arrivare un giorno a farne a meno. Ci si arriverà? Sì, ma nessuno può
dire adesso se sarà fra qualche mese o fra 20 anni.
Giuseppe Remuzzi
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