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Farmaci e risorse
Corriere della Sera
14/06/2007
Due ammalati di emofilia curati al Policlinico con farmaci nuovi e interventi che altri non
avrebbero saputo fare. Costo? Due milioni di euro (La Repubblica, 8 giugno). Succede negli Ospedali
pubblici.
E c'è l'obbligo - giuridico – di farlo. Conviene? Sul piano economico no, ma la struttura
pubblica non può scegliere cosa curare e cosa no.
Agli Ospedali però la Regione chiede – giusto, s'intende - che abbiano il bilancio in pari o
quantomeno ci provino e ha stabilito un tetto di spesa per i farmaci più costosi (quelli del file f
che possono essere forniti solo dall'Ospedale).
Il Policlinico si è adeguato (Corriere, 8 giugno), fra l'altro anche la finanziaria stabiliva
limiti all'impiego di questi farmaci, e ha chiesto ai suoi medici di prescriverne meno di questi
farmaci.
Adesso però la Regione vuole che il Policlinico torni a prescriverli i farmaci di file f a
tutti quelli che ne hanno bisogno. Queste disposizioni, che sembrano contraddirsi un po',
riflettono una difficoltà reale.
In medicina l'offerta di prestazione è teoricamente illimitata, e per potersi sostenere
economicamente il Servizio Sanitario deve fare delle scelte. Nessuno, nemmeno il paese più ricco
del mondo può dare a tutti tutto quello che l'industria della salute mette a disposizione. Ci si
deve convincere che non è perché una certa cura è disponibile, che la si deve fare.
Una volta le malattie del cuore, quelle dovute all'arteriosclerosi, si trattavano con i
farmaci. Da qualche anno si dilatano le coronarie con un palloncino e tante volte ci si mette una
molletta di metallo (stent). Se ne sono fatti quasi 20.000, di questi interventi, solo in Lombardia
solo nel 2005, e se ne fanno sempre di più. Ognuno costa più o meno 6000 euro.
Un lavoro appena pubblicato su più di 2.000 ammalati dimostra che chi faceva farmaci e
palloncino aveva la stessa probabilità di avere poi un attacco di cuore, un ictus del cervello o di
morire di chi prendeva solo i farmaci (questo non vale per chi ha un infarto da chiusura improvvisa
delle coronarie, in quei casi lì dilatare le coronarie e tenerle aperte serve, a patto di farlo
entro le prime due ore dall'infarto).
E nella letteratura medica di esempi così ce ne sono quasi ogni giorno. Quello che oggi
sembra indispensabile può non esserlo domani.
Se tutti - medici, ma anche chi vende farmaci e dispositivi - fossimo disponibili a rivedere
periodicamente le evidenze a sostegno di certe cure, e se si desse agli ammalati quello che serve
davvero, e solo quello, ci sarebbero abbastanza soldi per curare tutti, anche con i farmaci più
costosi (quelli del file f).
Giuseppe Remuzzi
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