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Farmaci e salute

Corriere della Sera, Lombardia


16/02/2007

I  farmaci, tutti, anche quelli che  hanno salvato la vita a milioni  di persone hanno effetti negativi (Corriere 15 febbraio).

All'AIFA arrivano 120 segnalazioni di reazioni indesiderate per milione di abitanti. E potrebbero essere molte di più.

Ma perché tanti guai per farmaci già in commercio?
Ci sono almeno due ragioni
1. gli enti che approvano i farmaci hanno legami con l'industria.
L'EMEA, l'Agenzia dei farmaci per l'Europa, risponde alla direzione generale  dell'Industria. L'FDA che approva i farmaci negli Stati Uniti avrà quest'anno dall'industria del farmaco quasi 400 milioni di dollari.

2. Non si fa abbastanza dopo che i farmaci sono stati messi in commercio. Gli studi per registrare i farmaci, sono su volontari sani (pochi) e centinaia, al massimo poche migliaia di ammalati.

Se un farmaco provoca la morte di 10 o 20 persone per 100.000 che lo prendono, per accorgersene bisognerebbe studiare centinaia di migliaia o addirittura milioni di ammalati prima di metterlo in commercio, è impensabile. Fra l'altro, chi partecipa agli studi per registrare i farmaci di solito sta meglio di chi li dovrà usare.

E non si studiano mai bambini e persone anziane (quelli che i farmaci li prendono più spesso). Negli studi registrativi si studia quasi sempre un farmaco per volta, nella pratica, i farmaci si danno a chi ne sta già prendendo altri. Così capita di vedere qualcosa che non s'era visto prima.

È successo con le “medicine intelligenti”, quelle per i tumori. Sono state accolte da tutti, anche dagli oncologi più avveduti come farmaci che avrebbero sconfitto il cancro. Adesso ci si accorge che sono più tossici  di quanto non si pensava e non sono nemmeno tanto efficaci.

E poi, è il medico che dovrebbe stabilire se il beneficio che ci si può aspettare da una medicina - per quella tale malattia - vale qualche rischio, certo, ma c'è gente che vuole la ricetta a tutti i costi e considera bravo solo il medico che prescrive tanto (è quasi sempre vero il contrario).

C'è il caso che un medico vi dica “questo farmaco, nuovissimo, è davvero quello che fa per lei”. Chiedetegli “dottore, lei come lo sa? che studi ci sono  che abbiano confrontato questo farmaco con quelli più vecchi?”. Può darsi che il dottore vi convinca. Se è così, prendetelo il farmaco nuovo. Se no, preferite quello vecchio. Costa di meno ed è quasi sempre più sicuro.

Se un farmaco è in commercio da tanti anni, l'hanno preso migliaia, qualche volta milioni di persone. Se fa male, i dottori prima o poi se ne accorgono.


Giuseppe Remuzzi

 

 
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Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2012 20.16.45 CEST