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Il gene dell'omosessualità servirà a migliorare l'uomo
Corriere della Sera
17/07/2007
"In somma sappi che tutti fur cherci e litterati grandi e di gran fama, d'un peccato medesimo al
mondo lerci".
Dante nell'Inferno fa di Brunetto Latini la figura dominante del girone dei sodomiti, peccato
gravissimo per la morale religiosa di allora.
E se geni associati all'omosessualità servissero al benessere dell'uomo?
Andiamo con ordine. Il gene (o i geni) dell'omosessualità non sono stati identificati, ma c'è
evidenza che la tendenza a essere omosessuali sia genetica.
Di due gemelli identici se uno è omosessuale è possibile che lo sia anche l'altro, ma non
vale per due fratelli che non siano gemelli. Ma com'è che il gene legato alla
omosessualità si è diffuso nella popolazione se la loro non è, in generale, un'attività sessuale
che porta a riprodursi? C'è una spiegazione sola: che il gene "gay" sia utile all'evoluzione della
specie.
Ricercatori del Tennessee e di Santa Barbara hanno messo a punto un modello matematico che
aiuta a capire come questo gene abbia potuto diffondersi. Ma facciamo un passo indietro.
Di ciascun gene in ogni cellula dell'uomo c'è quello che viene dalla mamma e quello del padre
che è la copia dell'altro. Delle volte sono uguali e si dirà che l'individuo è omozigote, o con
piccole variazioni che li rendono lievemente diversi.
Più spesso l'allele che viene dal padre e quello che viene dalla madre sono diversi (si è
eterozigoti per quel gene) e lo saranno le corrispondenti proteine. È così che la specie varia ed
evolve, è così che cambia il colore degli occhi o dei capelli dai genitori ai figli.
Fra gli omosessuali ci sono gradi diversi di comportamenti e di capacità di riprodursi. Un
comportamento solo omosessuale è di chi eredita il gene "gay" sia dalla madre che dal padre.
Comportamenti intermedi, sono di chi eredita un solo gene "gay". Ogni tipo di trasmissione
prevista dal modello ha un suo costo e un suo beneficio. Costo è la perdita della capacità di
riprodursi.
Beneficio è per esempio l'aspetto fisico: chi ha un gene "gay" potrebbe essere più attraente
fisicamente o più capace di fecondare. Questo darebbe un vantaggio riproduttivo e consentirebbe al
gene di diffondersi. Proprio come si è diffusa la talassemia là dove c'è la malaria.
Gli omozigoti per il gene della talassemia hanno una malattia grave. Ma se si eredita una
copia sola del gene, si è un po' anemici è vero, ma si diventa più resistenti alla malaria nelle
zone dove la malaria è endemica. Così chi eredita un gene solo ha più probabilità di sopravvivere e
di riprodursi.
Intanto però la talassemia si diffonde. Fuori di metafora, a lungo andare la variante "gay"
potrebbe persino prevalere. Se fosse così, molti potrebbero avere qualche tendenza omosessuale, ma
essere più belli e più forti. E più fertili.
È un'ipotesi, deriva da modelli matematici estremamente sofisticati, ma resta un'ipotesi che
potrebbe tuttavia avere a che fare con la sopravvivenza della specie.
Oggi il 20% delle coppie non riesce ad avere un bambino (e nel 50% dei casi potrebbe
dipendere dall'uomo). I dati sulla qualità del seme maschile sono preoccupanti.
Una ricerca fatta qualche anno fa, in Danimarca, ha dimostrato che la concentrazione degli
spermatozoi nel liquido seminale che era di quasi 120 milioni per millilitro nel 1938, si è
ridotta a 60 nel 1990, ed è ancora meno oggi.
Le cause sono diverse, l'inquinamento delle acque da pesticidi e l'uso smodato che si fa di
farmaci che alla lunga finiscono nelle acque superficiali.
Se fosse vero che chi ha almeno un gene “gay” ha più possibilità di fecondare di chi non ce
l'ha sarebbe il modo per la specie di difendersi.
Che il gene "gay" sia assiociato a più fecondità è suggerito da un lavoro di ricercatori
dell'Università di Amsterdam di qualche anno fa. Che da quel gene dipenda il futuro dell'umanità
non è detto. Ma non è nemmeno detto il contrario.
Giuseppe Remuzzi
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