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Giovani e malattie croniche. La zona d'ombra della sanità
Corriere della Sera, Lombardia - Inchiesta adolescenti - 13/05/2007
È tutto più complicato nell'adolescenza, anche avere una malattia cronica.
Ma andiamo con ordine.
Negli adulti le malattie croniche - diabete, ipertensione, malattie del cuore (e del rene) e
cancro - sono la prima causa di morte. Preoccupano più delle malattie infettive perché fanno più
vittime, ed è così anche nei paesi poveri.
Ma le malattie croniche non sono una faccenda degli adulti e basta. I ragazzi che vivono con
malattie croniche sono sempre di più.
Quali malattie? Diabete, asma, AIDS, epilessia, malattie congenite del cuore, cancro. Una volta
chi nasceva con certe malattie di cuore o con la fibrosi cistica moriva da bambino, adesso questi
bambini si curano, diventano ragazzi.
E insieme ai problemi dell'adolescenza che hanno tutti gli altri, hanno una malattia che non
guarisce e non guarirà.
E quanti sono i ragazzi che vivono con una malattia cronica? Qui cominciano i guai perché i dati
sono pochi e tanti studi fanno riferimento a gruppi di età - 0-14, o 15-34 - che di fatto
comprendono bambini e adulti.
Ciascuna delle malattie croniche degli adolescenti è relativamente poco frequente, ma se si
mettono tutte insieme, viene fuori che almeno il 12 percento dei ragazzi ha una malattia cronica. I
numeri cambiano a seconda delle varie definizioni e se si contano o no le malattie mentali e
l'abuso di droghe e alcol (allora si supera il 30 percento).
Ciascuno di quelli che si occupano di queste malattie, tende a dedicarsi alla “sua”, a quella
che studia e che cura, e con molte buone ragioni, ma c'è molto in comune fra tante malattie
croniche.
Tutte per esempio, interferiscono con la salute mentale (rapporti sociali, vita affettiva,
emozioni). Se ci si rendesse conto che i problemi delle malattie croniche sono comuni a tante
malattie diverse, sarebbe più facile aiutare questi ragazzi anche al di fuori dei gruppi di
supporto tradizionali come sono per esempio le associazioni per il diabete giovanile o per
l'epilessia o per la fibrosi cistica.
È un po' quello che succede per le malattie rare. Ci sono formidabili gruppi di supporto - per
chi ha l'emofilia o l'autismo o la talassemia - tradizionalmente concentrati sulla “loro”
malattia.
Quando hanno cominciato a mettersi insieme s'è visto che tanti problemi che ciascuno da solo fa
fatica a risolvere, diventano facili se si affrontano insieme. Secondo gli esperti del Lancet, si
dovrebbe abbandonare l'approccio per malattia e integrare di più le diverse attività, anche solo
quelle che ci sono già, anche solo per capire dove è più urgente intervenire.
Un esempio interessante viene da un lavoro pubblicato sul giornale delle associazioni dei medici
americani nel 2003 e dedicato al problema dell'obesità nei ragazzi.
Hanno visto che i ragazzi obesi hanno una qualità di vita inferiore a quelle dei loro coetanei
con il cancro. Ma studi così che comparano per esempio la qualità di vita di chi ha l'asma,
l'epilessia o i disturbi di attenzione, sono molto pochi. Anche valutare la qualità di vita dei
ragazzi con malattie croniche è difficile.
Chiedere ai genitori? Ma spesso sovrastimano i disturbi dei ragazzi.
Chiederlo ai ragazzi? Molti li sottostimano.
I ragazzi con malattie croniche hanno un problema in più, in generale, aderiscono meno alle
prescrizioni mediche, e si capisce, un ragazzo non si abitua facilmente all'idea di essere malato,
e così con la stessa malattia rischiano più degli adulti. E i sistemi sanitari non sono preparati
ad occuparsi delle malattie croniche degli adolescenti.
Chi lo sa come vive un ragazzo con una malattia cronica, al di là degli effetti della malattia
sul tuo organismo? Quanti di questi ragazzi sono capaci di prendersi cura di sé e della malattia?
Quelli che hanno capito che gli adolescenti con malattie croniche hanno problemi speciali e hanno
saputo mettere in atto interventi specifici, cominciano ad avere buoni risultati. Il NICE,
l'agenzia del governo inglese che si occupa di farmaci e di salute pubblica ha appena pubblicato un
documento (http://www.nice.org.uk/guidance/csgcyp/guidance/pdf/English)
su come migliorare
la qualità e l'aspettativa di vita dei ragazzi col cancro. È un esempio, ce ne
potrebbero essere tanti altri, che vanno conosciuti e studiati.
E si deve cercare di integrarli perché i ragazzi di oggi con malattie croniche saranno adulti
con malattie croniche. Che adulti saranno? Quanti avranno un lavoro e una famiglia? Quanto
vivranno? E cosa si può fare oggi perché domani abbiano una vita migliore? Occuparsi di salute
degli adolescenti per i sistemi sanitari vuol dire anche, porsi queste domande e provare a dare
qualche risposta.
Giuseppe Remuzzi
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