|
Arriva in Italia la medicina per bambini iperattivi: è d'obbligo un controllo severo
Gente
08/02/2007
Giornali e mass-media pullulano di informazioni riguardanti gli impieghi degli psicofarmaci
nell'età pediatrica: bambini e adolescenti.
La novità è che anche in Italia si renderanno finalmente disponibili due farmaci che hanno
indicazioni per la terapia di una sindrome che è nota con la sigla ADHD.
L'ADHD è una forma di iperattività che comporta nei ragazzi una ridotta capacità di
concentrazione e di attenzione. Questa forma, va detto in modo chiaro, rappresenta una patologia e
va completamente distinta da tutte quelle situazioni caratterizzate da ragazzi che si dimostrano un
po' vivaci, disturbano a scuola, sono sempre in movimento, non hanno molta voglia di studiare, sono
distratti da altri interessi ed attività e così via.
Non stiamo, quindi, parlando di farmaci da usare a cuor leggero, che tutti possono
prescrivere o che addirittura fanno parte del “fai da te”. Non ci riferiamo ai soliti ricostituenti
– peraltro inutili – che si prescrivono, quando i ragazzi hanno uno scarso profitto a scuola.
Le due medicine di cui sopra sono psicofarmaci, sostanze chimiche che penetrano nel cervello
e che interagiscono con altri prodotti chimici presenti nelle cellule del sistema nervoso centrale
che svolgono la funzione di trasmettere messaggi.
Dobbiamo, inoltre, considerare che l'azione di questi psicofarmaci si esplica in un cervello
che è ancora in crescita e che presenta quindi caratteristiche diverse da quelle di un cervello
adulto.
I due farmaci in questione sono un vecchissimo composto degli anni '60, il metilfenidato, e
un nuovo prodotto noto con il nome di Atomoxetina. Tutti e due sono prodotti imparentati con l'a
mfetamina che, come è noto, è una sostanza d'abuso e presenta notevoli effetti tossici inclusa la
possibilità di indurre dipendenza.
Questo accostamento all'amfetamina dipende dalle caratteristiche “stimolanti” del
metilfenidate e della atomoxetina. L'efficacia soprattutto per il metilfenidato, è dimostrata da
una serie di studi clinici. Meno noti sono gli effetti tossici di metilfenidato e atomoxetina.
Mancano infatti studi mirati non soltanto a stabilire ciò che succede durante il periodo
della somministrazione, ma anche gli effetti osservabili successivamente e nell'età adulta, visto
che i farmaci vengono somministrati proprio in individui il cui cervello è ancora in fase di
crescita. Non è escluso che studi di questo tipo possano portare sorprese.
Per ora sono noti soprattutto effetti cardiovascolari, dovuti probabilmente alla interazione
di questi farmaci con mediatori che regolano il tono dei vasi e il ritmo cardiaco.
Metilfenidato e atomoxetina dovrebbero avere un impiego limitato perché dovrebbero venire
utilizzati solo in una frazione di quel 1% dei ragazzi fra i 7 e i 12 anni dove compare sindrome di
iperattività e ridotta attenzione sopratutto nei casi che si accompagnano ad altre patologie di
tipo mentale.
Le regole che verranno stabilite dall'AIFA, l'Agenzia Italiana per il Farmaco, richiedono che
i casi sospetti vengano anzitutto riferiti allo psichiatra infantile che dovrà, con l'aiuto dello
psicologo, degli insegnanti e soprattutto dei familiari, cercare di stabilire quali siano le cause
dei sintomi riscontrati. Si potrà ad esempio stabilire se il ragazzo è trascurato dalla famiglia,
se ha bisogno di più affetto o assistenza, se gli insegnanti debbano migliorare la loro interazione
e così via.
È, infatti, importante sottolineare che spesso questi problemi si risolvono migliorando
l'ambiente in cui il ragazzo svolge la sua attività, nella scuola o nelle organizzazioni sportive e
ricreative.
Per ogni ragazzo lo specialista dovrà predisporre un “piano terapeutico” in cui siano
rispettate le iniziative da prendere da parte dello psicologo, dell'insegnante o del familiare per
cercare di risolvere i problemi.
Solo se queste azioni non danno frutti in un ragionevole periodo di tempo potrà scattare una
prescrizione farmacologica. Tale prescrizione, accompagnata dal piano terapeutico può essere fatta
solo dallo specialista che per un adeguato periodo di tempo dovrà seguire direttamente il caso per
stabilire l'efficacia del trattamento.
In genere i due farmaci si utilizzano per cicli di circa 6 mesi seguiti da periodi senza
trattamento. Se il risultato è positivo il trattamento può continuare anche con la prescrizione del
medico di medicina generale, ma il farmacista nel dispensare il farmaco dovrà verificare che la
ricetta sia sempre accompagnata dal piano terapeutico.
In aggiunta a queste precauzioni verrà stabilito un registro nazionale dove saranno raccolti
tutti i dati per poterli analizzare e quindi poter ottenere importanti informazioni riguardo la
storia naturale di questa sindrome e lo sviluppo di eventuali nuove terapie.
Va infine tenuto presente che questa patologia tende comunque a diminuire con il passare
degli anni.
Silvio Garattini
|